La battaglia che si è aperta attorno a Monte dei Paschi di Siena (Mps) non riguarda soltanto sportelli, quote di mercato e dimensioni bancarie. Dietro la proposta di fusione avanzata da Banco Bpm e la controffensiva preparata da Intesa Sanpaolo insieme a Unipol e Bper c’è un obiettivo che va ben oltre Siena: Generali.
Per capire la partita bisogna infatti seguire una catena che negli ultimi mesi ha modificato profondamente gli equilibri della finanza italiana. Dopo la conquista di Mediobanca, Mps è diventata proprietaria di un asset considerato strategico da tutti i protagonisti del risiko: la partecipazione di circa 13% detenuta da Piazzetta Cuccia nel Leone di Trieste. Quella quota è oggi il vero punto di attrazione attorno al quale ruotano le diverse ipotesi di aggregazione.
Il vero premio in palio
Quando Luigi Lovaglio ha portato a termine l’operazione su Mediobanca, il Gruppo senese ha aggiunto al tradizionale business bancario una serie di attività considerate tra le più pregiate del mercato finanziario.
Nel perimetro rientrano il credito al consumo, il private banking, l’investment banking e il risparmio gestito. Ma soprattutto è entrata in dote la partecipazione detenuta in Generali, una delle leve più importanti negli equilibri del capitalismo italiano.
È proprio questo elemento a spiegare perché Siena sia diventata improvvisamente il centro del risiko. Controllare Mps significa infatti influenzare anche il destino di Mediobanca e della sua presenza nel capitale del gruppo assicurativo triestino. Non a caso, nelle diverse operazioni ipotizzate negli ultimi giorni, il tema Generali compare sempre come uno degli snodi principali della trattativa.
Mps al centro del risiko: sfida tra Banco Bpm e Intesa Sanpaolo
Perché Intesa Sanpaolo guarda a Siena
Nel progetto allo studio da parte di Intesa Sanpaolo, il principale interesse non sembra essere rappresentato dalla rete commerciale di Mps. Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, l’obiettivo della banca guidata da Carlo Messina sarebbe soprattutto quello di acquisire le attività di Mediobanca oggi finite nell’orbita senese. In questo modo Intesa metterebbe le mani sul corporate banking, sul private banking, sul credito al consumo e sulla quota detenuta in Generali.
L’operazione consentirebbe al Gruppo di Torino di diventare il primo azionista del Leone, rafforzando ulteriormente il proprio peso nel risparmio gestito e nel settore assicurativo. La prospettiva non riguarda soltanto il mercato italiano. Alcune analisi evidenziano infatti come l’integrazione delle attività di Mediobanca potrebbe rafforzare il posizionamento europeo di Intesa Sanpaolo, già primo Gruppo bancario nazionale per dimensioni.
Una partita che coinvolge tutta la finanza italiana
La centralità di Generali spiega anche perché la partita non interessi soltanto le banche coinvolte direttamente nelle operazioni. Sullo sfondo restano infatti i grandi soci che negli ultimi mesi hanno avuto un ruolo decisivo nelle vicende di Mps e Mediobanca, oltre agli altri protagonisti del sistema finanziario italiano.
L’esito della corsa a Siena contribuirà infatti a definire il futuro assetto di una catena che collega Mps, Mediobanca e Generali, tre realtà che negli ultimi mesi sono diventate sempre più interdipendenti.
Per questo motivo la sfida aperta tra Banco Bpm e l’asse formato da Intesa, Unipol e Bper viene osservata ben oltre il perimetro del credito. In gioco non c’è soltanto il controllo di una banca tornata protagonista dopo anni difficili, ma anche la futura distribuzione del potere finanziario attorno a uno degli asset più strategici del mercato italiano.
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