Crédit Agricole sale al 20,1% di Banco Bpm con il via libera della Bce

L'istituto francese ottiene l’autorizzazione per superare la soglia del 19,8% e consolida la partecipazione in bilancio. Restano aperti i nodi sulla governance

Crédit Agricole sale al 20,1% di Banco Bpm con il via libera della Bce© Shutterstock

Crédit Agricole ha ricevuto l’autorizzazione della Banca centrale europea (Bce) a superare il 20% del capitale di Banco Bpm, portando così la sua partecipazione al 20,1%, grazie anche a contratti derivati stipulati nel terzo trimestre del 2025. L’obiettivo dichiarato resta quello di non esercitare il controllo sull’istituto guidato da Giuseppe Castagna, né di superare la soglia che farebbe scattare l’obbligo di Opa.

Il gruppo francese ha spiegato che la quota sarà consolidata in bilancio come partecipazione di influenza rilevante, evitando così che le oscillazioni del titolo impattino sul proprio conto economico. Il risultato netto derivante dalla partecipazione in Banco Bpm per l’intero esercizio 2025 sarà positivo per circa 200 milioni di euro.

Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano la Repubblica, l Bce avrebbe raccomandato al Gruppo di non spingersi oltre i 4-5 consiglieri su un totale di 15 nel prossimo Consiglio d’amministrazione di Banco Bpm. La raccomandazione mira a non limitare l’operatività del board in caso di potenziali conflitti d’interesse. In base al Testo Unico Bancario, in queste circostanze i consiglieri espressione dell’Agricole dovrebbero astenersi dal voto.

Il tema della governance resta centrale. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, il Consiglio in programma a fine gennaio potrebbe approvare la modifica dello statuto per permettere a una lista di minoranza – nella quale potrebbero rientrare anche i francesi – di nominare fino a 5 consiglieri, compreso il presidente del collegio sindacale e quello del comitato rischi. In questo scenario, Crédit Agricole potrebbe sfilarsi dalla lista del Cda uscente e presentare una propria lista, alterando gli equilibri interni e riducendo il peso dei fondi.

Resta ancora incerto se l’istituto francese intenderà aderire alla lista del board attuale o procedere autonomamente. In ogni caso, la sua posizione sarà attentamente valutata anche sotto il profilo antitrust, dato che una quota vicina al 29% – soglia che sarà consentita con le nuove norme del Tuf – attribuirebbe a Crédit Agricole un’influenza significativa anche sulle operazioni straordinarie.

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