Crédit Agricole prepara la scalata su Banco Bpm

Il gruppo francese punta a rafforzare la sua presenza in Italia, dove mira a una crescita organica e a una possibile fusione con Bpm nel medio periodo

Crédit Agricole prepara la scalata su Banco BpmOlivier Gavalda, Ceo di Crédit Agricole© Mikael Lafontan

Crédit Agricole esce allo scoperto e rilancia le sue ambizioni sull’Italia. Dopo mesi di contatti riservati, il gruppo bancario francese ha ammesso pubblicamente che una fusione con Banco Bpm avrebbe molto senso e creerebbe molte sinergie, come ha dichiarato il Ceo Olivier Gavalda durante la presentazione del nuovo piano industriale. Una mossa che segna un deciso cambio di passo: da partner industriale e primo azionista con una quota oggi pari al 20%, la banque verte si propone ora come regista di una possibile operazione di consolidamento del sistema bancario italiano.

La posizione di Crédit Agricole si è rafforzata dopo la fine delle trattative tra Banco Bpm e UniCredit. Mentre attende il via libera della Bce per salire fino al 29% del capitale, il gruppo francese, secondo quanto riportato in un articolo de Il Sole 24 Ore, si è già mosso incaricando Rothschild e Deutsche Bank per esplorare il terreno per una futura operazione. Il progetto, però, non è ancora in fase avanzata, e i vertici del gruppo ribadiscono che l’approccio resta paziente e di lungo periodo.

Il piano industriale e il ruolo dell’Italia

Il nuovo piano del gruppo al 2028 conferma l’Italia come secondo mercato strategico dopo la Francia. L’obiettivo è ambizioso: superare i 6,5 milioni di clienti e fare in modo che il nostro Paese contribuisca per il 20% all’utile globale. Crédit Agricole punta a espandersi nel segmento Mid Corporate, a sviluppare la soluzione digitale Blank Italia rivolta a professionisti e microimprese, e a rafforzare la rete territoriale per incrementare di circa 4 miliardi lo stock di impieghi Corporate. Resta centrale anche il rafforzamento nella leadership nel mercato dei mutui.

Governance e ostacoli regolatori

Il progetto di fusione dovrà comunque passare al vaglio anche dell’Antitrust europeo, vista la possibilità che Crédit Agricole ottenga piena visibilità sulle politiche del credito di un concorrente diretto.

Nel frattempo, la Legge Capitali e le modifiche al Tuf stanno già modificando gli equilibri interni di governance. Con il meccanismo del doppio voto sulle liste del Cda, Crédit Agricole potrebbe esercitare un potere di veto sul management, secondo quanto riferito da la Repubblica, condizionandone la composizione senza assumere direttamente ruoli operativi, come richiesto dalla Bce.

Il deputy Ceo Jérôme Grivet ha chiarito che non è prevista la vendita della partecipazione in Bpm, nemmeno in cambio di liquidità: l’obiettivo è restare nel capitale e valorizzare l’investimento nel tempo.

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