L’ascesa di Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5% di Delfin rappresenta un’operazione costruita su un equilibrio finanziario complesso. Alla base c’è un sistema che combina debito bancario, flussi da dividendi e possibili leve sulle partecipazioni della holding.
Il perno è un finanziamento di circa 10-11 miliardi di euro, in fase avanzata di definizione con un pool che dovrebbe essere guidato da UniCredit, insieme a Bnp Paribas e Credit Agricole. Il finanziamento si regge su più pilastri. Il primo è il via libera alla distribuzione dell’80% degli utili, fondamentale per garantire flussi di cassa costanti. Il secondo è il pegno sulla partecipazione: le banche avranno come garanzia il pacchetto azionario fino al 37,5% della holding.
Secondo quanto riportato oggi da Il Sole 24 Ore, un elemento chiave è anche la richiesta delle banche finanziatrici di un piano industriale che preveda maggiore flessibilità nella gestione delle partecipazioni finanziarie, così da intervenire in caso di tensioni sui mercati. Come evidenziato, invece, dal Corriere della Sera, le cedole della holding di cui beneficerà Del Vecchio saranno utilizzate in larga parte per servire il debito contratto per l’operazione.
Delfin, via libera da soci: Leonardo Maria Del Vecchio può salire al 37,5%
Dividendi record per Delfin: oltre 1,5 miliardi nel 2026
La sostenibilità del debito passa dalla capacità di Delfin di generare cassa. Nel 2026 la holding si prepara a incassare oltre 1,5 miliardi di euro di dividendi, superando il livello stimato per il 2025 pari a 1,2 miliardi.
Il contributo principale arriva da EssilorLuxottica con circa 600 milioni, seguita da Mps con 455 milioni, Generali con 248 milioni e UniCredit con 128 milioni, oltre a poco più di 100 milioni da Covivio. Con il payout all’80% degli utili approvato dall’assemblea, queste risorse possono tradursi in circa 1 miliardo di euro distribuito agli azionisti. Per Leonardo Maria Del Vecchio si tratta di flussi stimati tra 420 e 450 milioni l’anno, destinati però in gran parte al pagamento degli interessi.
Partecipazioni e limiti alle cessioni
Accanto ai dividendi, resta aperta la leva delle partecipazioni. Delfin detiene quote rilevanti: 17,5% di Mps, 10% di Generali e 2,7% di UniCredit. In caso di necessità, queste quote potrebbero essere valorizzate per sostenere l’equilibrio finanziario. Tuttavia, come sottolineato dal quotidiano La Stampa, esiste un vincolo cruciale: per operazioni straordinarie come la vendita o il pegno delle partecipazioni è necessaria l’unanimità dei soci, mentre per la distribuzione dei dividendi basta il 75% del capitale.
Lo stesso quotidiano evidenzia anche il principale rischio: i flussi da dividendi, pur elevati, risulterebbero appena sufficienti a coprire gli interessi annui del debito. In caso di difficoltà, non si può escludere il ricorso alle garanzie da parte delle banche.
© Riproduzione riservata
© Photo by Valentina Frugiuele/Getty Images (scatto ritoccato)




