Il governo tedesco si prepara a discutere con UniCredit le condizioni per l’eventuale acquisizione di Commerzbank, con tre temi considerati prioritari. Ci si sta concentrando su tutela dell’occupazione, mantenimento dell’identità del marchio e permanenza della quotazione a Francoforte. Il confronto è atteso nei prossimi giorni tra il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil, e l’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel.
Berlino, azionista di Commerzbank con circa il 12%, ha cambiato approccio: dopo aver cercato di ostacolare l’operazione, l’obiettivo è ora ottenere garanzie sul futuro della banca e sul suo ruolo nell’economia nazionale. Uno dei punti più delicati riguarda l’occupazione. UniCredit ha indicato la possibilità di una riduzione di circa 7.000 posti di lavoro nell’ambito dell’integrazione di Commerzbank; in Germania si punta invece a evitare licenziamenti forzati e a limitare l’impatto lavorativo dell’operazione.
C’è poi la questione dell’identità. Il Governo tedesco vuole che l’istituto continui a operare con il proprio marchio e una forte identità tedesca, anche nel caso in cui passi sotto il controllo italiano. Altro nodo è la Borsa di Francoforte. Berlino vorrebbe che Commerzbank rimanesse una società quotata separatamente sul mercato tedesco anche dopo il passaggio sotto il controllo di UniCredit. Una soluzione che consentirebbe di mantenere una maggiore visibilità e autonomia della banca sulla piazza finanziaria.
Il punto di vista di Andrea Orcel
Per l’a.d. Orcel, però, il criterio resta quello della convenienza economica. Il manager italiano ha già chiarito che la struttura futura dell’operazione dovrà essere valutata sulla base della creazione di valore. Il Gruppo è arrivato a detenere una partecipazione prossima al 50% della banca tedesca, rendendo sempre più concreta l’ipotesi di acquisizione.
L’operazione avrebbe inoltre una rilevanza che va oltre i due istituti. La combinazione tra UniCredit e Commerzbank darebbe vita a un gruppo con oltre 1.300 miliardi di euro di attività, rafforzando il processo di consolidamento transfrontaliero del settore bancario europeo. È un’evoluzione coerente con l’obiettivo della Bce di favorire la nascita di banche europee più grandi e competitive.
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