Cimbri blinda Bper contro le mosse di Unicredit

Il presidente di Unipol si muove per proteggere la banca emiliana da una possibile scalata

Cimbri blinda Bper contro le mosse di UnicreditCarlo Cimbri all'evento promosso dal Gruppo Unipol tenutosi martedì 18 novembre a Bruxelles presso il Parlamento Europeo

Si sposta verso Modena il baricentro del risiko bancario. Dopo Banco Bpm, ora i radar di Unicredit sembrano puntati su Bper, la banca guidata da Gianni Franco Papa che ha appena ottenuto il via libera alla fusione con la Popolare di Sondrio. Un’operazione che ha rafforzato il gruppo emiliano nel segmento delle pmi, con una solida presenza nell’asse tra Emilia, Veneto e Lombardia, e che ora lo rende un target potenzialmente attraente per chi, come Andrea Orcel, cerca nuove direttrici di crescita.

Tuttavia, il contesto attuale rende ogni manovra tutt’altro che semplice. Unipol, che di Bper è primo azionista, ha costruito attorno alla banca un perimetro difensivo robusto: detiene il 19,9% del capitale direttamente e un ulteriore 4,7% tramite derivati. A questo si aggiunge la Fondazione di Sardegna con il 7,4%, mentre la stessa Bper ha riacquistato il 9,9% del proprio capitale attraverso operazioni strutturate. Una mappa dell’azionariato che sembra pensata per ridurre il flottante e rendere più complesso l’ingresso di soggetti esterni.

Durante l’inaugurazione della nuova sede istituzionale Unipol a Bruxelles, i vertici del gruppo – Carlo Cimbri e l’amministratore delegato Matteo Laterza – hanno confermato che le azioni sottostanti il derivato sul 4,7% di Bper sono custodite dalla controparte del contratto. Ma non hanno voluto precisare se lo stesso meccanismo valga anche per il 9,9% in mano alla banca. Un silenzio che lascia aperti interrogativi sull’effettiva blindatura dell’operazione.

Unipol gioca d’anticipo per difendere Bper

Secondo quanto ricostruito in un articolo di oggi del quotidiano La Stampa, Cimbri avrebbe già colto i segnali di una possibile offensiva da parte di Unicredit. E non sarebbe rimasto fermo. Il presidente di Unipol avrebbe infatti cercato un contatto con Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, per valutare un’eventuale sponda nel caso in cui la pressione sul gruppo Bper dovesse aumentare. Uno dei temi sul tavolo potrebbe essere il dossier Arca Sgr, partecipata del gruppo Bper attiva nel risparmio gestito.

L’idea di Cimbri – secondo le indiscrezioni – sarebbe stata quella di coinvolgere Intesa in un’intesa strategica su Arca, creando una barriera indiretta all’interesse di Unicredit. Tuttavia, Messina ha ribadito più volte di non voler partecipare ad alcuna fase del consolidamento bancario o assicurativo. Lo ha affermato anche di recente, commentando i conti dei nove mesi: per il 2025 Intesa Sanpaolo punta a una crescita organica e a un utile netto sopra i 9 miliardi di euro, senza acquisizioni.

Golden power e politica

Sul piano politico, poi, lo scenario è diverso rispetto a quello vissuto con Banco Bpm. Non è detto che il governo possa attivare il golden power per frenare un’eventuale scalata a Bper: la banca, nonostante la crescita, avrebbe un peso territoriale e politico minore. Inoltre, pende ancora in sede europea il giudizio sull’applicabilità del golden power al sistema bancario, dopo il ricorso promosso da Unicredit contro la sentenza del Tar sul caso Bpm.

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