Campari Group ha annunciato la cessione dell’amaro Averna e del mirto Zedda Piras a Illva Saronno Holding per un valore complessivo di 100 milioni di euro, in linea con la strategia di razionalizzazione del portafoglio presentata al recente Capital Markets Day.
L’operazione prevede il trasferimento dei due marchi a una NewCo dedicata, che comprenderà anche la proprietà intellettuale, gli impianti produttivi di Caltanissetta e Alghero, parte del personale, l’avviamento e i magazzini. Il closing è atteso entro la prima metà del 2026.
Focus su Braulio e semplificazione del business
Il gruppo guidato da Simon Hunt conferma così il proprio impegno a semplificare il business e ridurre la leva finanziaria, concentrando risorse e investimenti su un numero limitato di brand strategici. In particolare, l’amaro Braulio – escluso dalla cessione – diventerà il focus assoluto nella categoria.
A questa operazione si affiancano altre tre dismissioni già comunicate nel 2025: la vendita di uno stabilimento australiano a marzo, del marchio Cinzano a giugno, e della piattaforma e-commerce Tannico a ottobre. Nel complesso, le cessioni frutteranno oltre 210 milioni di euro.
Campari manterrà un ruolo transitorio nella distribuzione di Averna e Zedda Piras in alcuni mercati come Germania, Austria e Svizzera, e continuerà temporaneamente le attività di blending e imbottigliamento nello stabilimento di Canale, in Piemonte.
Averna e Zedda Piras, due icone del gusto italiano
Averna, icona degli amari siciliani, è nato nel 1868 e rappresenta circa il 30% delle sue vendite in Italia, seguito da Germania, Stati Uniti e Austria. Entrato nel portafoglio Campari nel 2014, è stato affiancato in questi anni dal marchio Zedda Piras, storico mirto sardo, acquisito nel 2002. Insieme, i due brand hanno generato 26 milioni di euro di vendite nette nei dodici mesi terminanti a settembre 2025, con un margine di contribuzione di 17 milioni.
Secondo Marco Ferrari, Ceo di Illva Saronno, l’acquisizione rafforzerà la posizione del gruppo in mercati prioritari come Stati Uniti, Germania e Italia, con due marchi che incarnano “qualità e tradizione” e che ben si inseriscono in un portafoglio già ricco di eccellenze italiane come Disaronno, Tia Maria e i vini siciliani Florio e Duca di Salaparuta.
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