Caltagirone può salire al 20% in Mps: via libera dalla Bce

Il gruppo dell'imprenditore romano pronto a rafforzarsi nella banca senese. Riflettori anche su Generali

Caltagirone può salire al 20% in Mps: via libera dalla Bce© Photo by Roberto Serra - Iguana Press/Getty Images

Il gruppo Caltagirone potrà salire fino al 20% del capitale di Mps, dopo il via libera formale della Banca centrale europea (Bce) che ha accolto la richiesta presentata ad agosto, in concomitanza con l’Opas lanciata da Monte dei Paschi su Mediobanca. Si apre così un nuovo scenario nel risiko bancario, con l’imprenditore romano pronto a rafforzare il suo peso nel capitale della banca senese e, di riflesso, anche in Generali, dove Mediobanca detiene il 13,1%.

Già oggi, Francesca Gaetano Caltagirone detiene il 10,2% di Mps, quota che fino a ieri comportava la sterilizzazione dei diritti di voto eccedenti il 9,9%, come previsto dalla normativa di vigilanza. Una misura temporanea, adottata in attesa dell’autorizzazione formale arrivata ora da Francoforte. Con questo passaggio, l’imprenditore torna in possesso dell’intero potenziale di voto legato alla sua partecipazione e guadagna maggiore flessibilità sul fronte delle strategie future.

Il momento non è casuale. L’Opas di Mps su Mediobanca ha avuto successo, con l’86,3% di Piazzetta Cuccia ora nelle mani del Monte, e ha rafforzato il legame tra i due istituti. Una mossa che ha visto protagonisti sia Caltagirone che Delfin, holding della famiglia Del Vecchio, oggi primo azionista di Mps con il 17,5%. Entrambi gli investitori avevano sostenuto con convinzione l’operazione e oggi si trovano in una posizione di forza per influenzare la futura governance.

Sfida a tre tra Mps, Mediobanca e Generali

Come evidenziato anche in un articolo del quotidiano La Stampa, il nuovo assetto potrebbe ora incidere anche sugli equilibri del Gruppo Generali, dove lo stesso Caltagirone è già azionista rilevante. La possibilità di arrivare al 20% in Mps rende il gruppo romano un potenziale king maker in vista del rinnovo del consiglio di amministrazione, previsto per aprile 2025. In teoria, Caltagirone potrà scegliere se mantenere una posizione sopra il 10%, limitandosi a sostenere liste di minoranza, oppure scendere sotto la soglia per presentare una lista di maggioranza.

Nel frattempo, né Caltagirone né Delfin avrebbero intenzione di proporre cambiamenti negli organi sociali attuali, almeno fino alla scadenza naturale del board. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio, sostenuto dai due grandi soci, punta alla conferma per un nuovo mandato triennale. La sua permanenza sarà però legata anche alla gestione del delicato dossier Generali.

La nuova configurazione societaria di Mps – con il Mef al 5%, Banco Bpm-Anima al 4% e un gruppo di investitori alleati tra cui Caltagirone e Delfin – potrebbe in prospettiva controllare oltre il 45% del capitale. Una forza che potrebbe avere un peso decisivo sul futuro della banca e, più in generale, sugli assetti finanziari italiani.

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