Il Tesoro ha collocato 8 miliardi di euro del nuovo Btp Green con scadenza 30 ottobre 2038 e ha ricevuto ordini per 111,4 miliardi. Dietro il divario tra domanda e offerta c’è soprattutto il mercato istituzionale internazionale: quasi tre quarti dei titoli assegnati sono finiti fuori dall’Italia. Per lo Stato, l’operazione assicura risorse destinate a spese ambientali, ma fissa anche un costo di finanziamento superiore al 4,4% annuo. Per chi osserva il Btp 2038 sul mercato, il rendimento è già cambiato rispetto a quello del collocamento.
Btp 2038, chi ha sottoscritto gli 8 miliardi
L’emissione è stata organizzata tramite un sindacato di banche e ha coinvolto oltre 330 investitori provenienti da più di 35 Paesi. Secondo il Mef, il 74,7% dell’importo collocato è stato sottoscritto all’estero, contro il 25,3% assegnato in Italia. Il Regno Unito rappresenta la quota geografica maggiore, il 29,7%; seguono i Paesi scandinavi con l’8,5%, la penisola Iberica con l’8,3% e il Medioriente con l’8,1%.
La distribuzione per tipologia mostra il peso dei gestori di fondi, ai quali è andato il 37,3% dell’emissione. Le banche hanno assorbito il 29,7%, le banche centrali e le istituzioni governative il 20,8%, fondi pensione e assicurazioni il 10%. Agli hedge fund resta il 2,2%. Circa l’80% dei titoli, sempre secondo il ministero, è stato sottoscritto da operatori che applicano criteri ambientali, sociali e di governance alle proprie scelte d’investimento.
I 111,4 miliardi rappresentano gli ordini raccolti durante il collocamento, non i fondi entrati nelle casse pubbliche. L’importo assegnato è di 8 miliardi: quasi quattordici volte meno delle richieste. È una misura dell’interesse degli investitori per questa emissione, da distinguere dalla somma effettivamente finanziata e dal prezzo a cui lo Stato ha venduto i titoli.
Cedola al 4,40%, il costo del debito per lo Stato
Il Btp Green, identificato dall’Isin IT0005733099, è stato collocato a 99,591 per 100 euro di valore nominale. Paga una cedola annua del 4,40%, suddivisa in pagamenti semestrali; il prezzo inferiore a 100 ha portato il rendimento lordo annuo all’emissione al 4,492%. Su 8 miliardi nominali, la cedola comporta a regime circa 352 milioni di euro l’anno di interessi. Il costo effettivo del finanziamento tiene conto anche del prezzo incassato all’emissione.
La prima cedola è diversa dalle successive. Il titolo ha godimento dal 29 settembre 2026 e il 30 ottobre pagherà gli interessi maturati in soli 31 giorni: lo 0,372678% del capitale nominale. Su 1.000 euro corrispondono a circa 3,73 euro lordi. Poi i pagamenti seguiranno le date del 30 aprile e del 30 ottobre. Il regolamento del collocamento è fissato per il 29 settembre, ma il titolo è già negoziato sul Mot di Borsa Italiana dal 25 settembre.
Sul mercato il rendimento cambia con il prezzo
La cedola del 4,40% rimane fissa; il rendimento per chi acquista in un momento successivo dipende invece dalla quotazione. Al prezzo di riferimento del 25 settembre, pari a 97,90, Borsa Italiana indicava per il Green un rendimento effettivo lordo a scadenza del 4,68%. Il confronto con il 4,492% fissato all’emissione fotografa il movimento del prezzo, non una modifica delle condizioni del titolo. Entrambi i dati sono riferiti a momenti precisi e non descrivono necessariamente il costo di un acquisto successivo.
I risparmiatori possono acquistare il titolo sul mercato secondario, attraverso un intermediario, ai prezzi formati dagli scambi. Il taglio minimo negoziabile è di 1.000 euro nominali. La quotazione è espressa a corso secco: al prezzo si aggiungono gli interessi maturati dall’ultimo godimento fino al regolamento dell’acquisto, oltre alle eventuali commissioni dell’intermediario. Cedole e altri redditi dei titoli di Stato scontano la tassazione del 12,5%. Se il Btp viene ceduto prima del 2038, il prezzo di vendita può risultare superiore o inferiore a quello pagato; su una scadenza così lunga, le variazioni dei tassi incidono sensibilmente sulla quotazione.
Dai titoli Green alle spese ambientali
La denominazione Green riguarda l’impiego delle risorse raccolte, non un rendimento legato alla riuscita dei progetti finanziati. Il Tesoro destina i proventi a spese pubbliche con ricadute ambientali. Per questa emissione indica in particolare l’efficienza energetica degli edifici e il trasporto sostenibile, comprese infrastrutture ferroviarie, elettrificazione di tratte esistenti e interventi sulla rete. Cedole e rimborso restano obblighi dello Stato italiano, come per gli altri Btp.
L’anno della scadenza non identifica comunque un titolo unico. Un Btp a tasso fisso con Isin IT0005496770 scade il 1° marzo 2038 e paga il 3,25% annuo; un altro, Isin IT0005321325, scade il 1° settembre 2038 e paga il 2,95%. Il nuovo Green arriva invece al 30 ottobre e offre una cedola del 4,40%. Per ciascuno il rendimento di mercato dipende dal prezzo del giorno: attribuire la quotazione di marzo al titolo Green significherebbe confrontare strumenti diversi.
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Il cortile centrale del Palazzo delle Finanze, veduta dal corridoio del ministro© Mef




