Il primo passaggio è arrivato il 23 febbraio, quando l’assemblea straordinaria di Banco Bpm ha approvato con il 95,38% dei voti le modifiche statutarie per recepire la Legge Capitali, con oltre il 65% del capitale rappresentato. Le nuove regole ampliano da 15 a 20 i candidati nella lista del consiglio, introducono la votazione individuale e ridefiniscono i seggi alle minoranze, da 3 a 6, oltre a prevedere che il presidente del Comitato Controllo e Rischi sia scelto tra gli indipendenti non espressi dalla lista del cda, se questa risulterà prima.
Nei giorni successivi si è aperta la partita sul rinnovo del Cda del 16 aprile. Il nodo è se il Consiglio uscente presenterà una propria lista.
Lista del Cda verso il 6 marzo
Dopo le incertezze iniziali, l’orientamento appare definito. «La strada che abbiamo intrapreso è quella della lista del Cda e il board sta facendo il suo percorso», ha dichiarato l’a.d. Giuseppe Castagna intervenendo a un evento organizzato da Legance e Dils, come riportato da Il Sole 24 Ore. La scadenza per il deposito è fissata al 6 marzo. «È una cosa nuova, dobbiamo esaminare i pro e i contro di tutto», ha aggiunto.
La lista del Consiglio sarebbe la prima a confrontarsi con i meccanismi del Dl Capitali, inclusa la doppia votazione individuale dei candidati in caso di vittoria della lista.
Il ruolo di Crédit Agricole e il faro dell’Antitrust
Parallelamente si è acceso il tema del peso di Crédit Agricole, primo socio con il 20,1% e autorizzato a salire fino al 29,9%. I francesi potrebbero presentare una propria lista di minoranza e concorrere ai seggi riservati alle minoranze, fino a sei complessivi.
Secondo quanto scritto nei giorni scorsi da La Stampa, l’Antitrust avrebbe inviato una lettera al Cda per chiarire i possibili profili concorrenziali legati alla presenza di un concorrente diretto nella governance. La decisione attesa in queste ore chiuderà il primo capitolo applicativo della nuova normativa. Ma il confronto sugli equilibri di governance è già entrato nel vivo.
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