Benetton, Edizione cambia pelle in vista del piano 2030

A dicembre si chiuderà la liquidazione da 3,5 miliardi del ramo di Giuliana Benetton. La holding punta sempre più sugli asset industriali

21 Invest, primo investimento in Spagna con Grupo CelesaAlessandro Benetton

A dicembre Edizione dovrebbe chiudere due passaggi destinati a ridisegnarne assetto e strategia: la liquidazione da 3,5 miliardi di euro del ramo facente capo a Giuliana Benetton e l’approvazione del nuovo piano industriale 2027-2030. La holding presieduta da Alessandro Benetton si prepara così a una nuova fase, con un portafoglio più concentrato, una governance familiare semplificata e un peso crescente degli asset operativi rispetto alle partecipazioni finanziarie.

Negli ultimi quattro anni il Gruppo ha rafforzato la propria esposizione su Mundys, di cui detiene il 57%, facendone il primo asset della holding, e ha investito su Autogrill, confluita in Avolta, di cui Edizione possiede il 22%. Parallelamente ha distribuito ai soci una parte rilevante degli immobili e ristrutturato Benetton Group, che nel 2026 dovrebbe raggiungere il pareggio operativo.

Governance più semplice e focus industriale

Anche la struttura familiare è destinata a cambiare. Dopo l’uscita del ramo di Giuliana, i tre rami rimanenti – Luciano, Gilberto e Carlo – delegheranno le decisioni a tre rappresentanti nel board. La guida resterà ad Alessandro Benetton, presidente esecutivo, affiancato dall’amministratore delegato Enrico Laghi.

Secondo quanto riportato in un articolo di Repubblica di domenica 20 settembre, altri asset per circa un miliardo saranno liquidati per ricomprare il 25% di Edizione detenuto dal ramo di Giuliana. La holding, nonostante l’operazione, dovrebbe mantenere una struttura senza debito e un merito di credito investment grade, con rating Bbb secondo Standard & Poor’s.

Sul fronte degli investimenti, il nuovo piano dovrebbe accompagnare gli impegni su Adr, con un programma da 9 miliardi di euro, e su Avolta. Edizione investirà inoltre 500 milioni in 21 Next, nata dalla fusione con Tages, che a gennaio prevede il lancio di due fondi per complessivi 1,3 miliardi dedicati a Pmi, rinnovabili e infrastrutture. Restano in portafoglio anche le partecipazioni finanziarie, tra cui il 4,8% di Generali, il 10% di Cellnex e l’1,45% di Mps, ma il baricentro della holding è destinato a spostarsi sempre più verso le attività industriali.

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