Bending Spoons si prepara a debuttare in Borsa. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera di sabato 17 gennaio, la tech company milanese è al lavoro per scegliere i global coordinator a cui affidare il collocamento a Wall Street, valutando l’ingresso di grandi banche d’affari come Jp Morgan, Goldman Sachs e Morgan Stanley.
La quotazione potrebbe avvenire già nel 2026, con una valutazione stimata tra i 20 e i 30 miliardi di dollari, grazie anche all’apprezzamento degli investitori che hanno sostenuto le prime fasi di crescita del gruppo, tra cui il fondo di Hong Kong Nuo Capital (2%) e Tamburi Investment Partners (2,7%).
Fondata nel 2013, Bending Spoons ha acquisito nel tempo oltre 50 aziende tech, fra cui America Online, Wetransfer e Meetup, e ha chiuso il 2025 con 1,3 miliardi di ricavi, destinati a raddoppiare nell’anno in corso, secondo quanto dichiarato dal Ceo Luca Ferrari.
Resta aperto il fronte Eventbrite
Nel frattempo, resta aperta una questione legale legata all’acquisizione di Eventbrite da parte di Bending Spoons. Secondo quanto riportato da Milano Finanza lo scorso 15 gennaio, è stata avviata una class action presso la Corte del Delaware da parte di alcuni azionisti, tra cui Juniper International, che contestano i calcoli sul voto di maggioranza legati all’operazione.
Bending Spoons punta a rilevare Eventbrite per circa 500 milioni di dollari, offrendo 4,5 dollari per azione, con un premio dell’81% rispetto alla chiusura del 28 novembre. Tuttavia, l’integrazione è ancora subordinata all’approvazione dell’assemblea.
Il nodo riguarda un meccanismo di voto maggiorato che garantisce ai fondatori Julia e Kevin Hartz il 50,9% dei diritti di voto, pur detenendo solo il 16,6% del capitale. Gli azionisti contrari sostengono che l’accordo avrebbe dovuto far scattare una clausola che converte automaticamente le azioni con 10 voti in titoli con 1 voto, riducendo drasticamente il potere decisionale dei fondatori e rendendo necessaria la maggioranza qualificata per approvare la fusione.
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La sede di Bending Spoons in Via Nino Bonnet a Milano © Simone Furiosi




