Nel cuore del risiko bancario italiano, Banco Bpm si ritrova al centro di due possibili direttrici strategiche: Crédit Agricole da un lato, Monte dei Paschi di Siena (Mps) dall’altro. Durante un’audizione in commissione d’inchiesta sulle banche al Senato, l’amministratore delegato Giuseppe Castagna ha fatto il punto su alleanze, partecipazioni e scenari di consolidamento futuri, in un contesto scosso dalle indagini della Procura di Milano sul collocamento delle azioni Mps.
Il tema più caldo resta quello dell’interesse di Crédit Agricole, che oggi è primo azionista di Banco Bpm con il 20% del capitale e ha chiesto alla Bce l’autorizzazione a salire fino al 29,9%. Castagna, pur usando toni distensivi, ha sottolineato come al momento non vi sia alcuna manifestazione formale di volontà di acquisizione da parte del gruppo francese, né presso la Bce né direttamente con Banco Bpm. Ha comunque riconosciuto che un’eventuale fusione con Crédit Agricole Italia porterebbe alla nascita di una “grande banca italiana”, ma solleverebbe il delicato tema del controllo da parte di un soggetto estero, inevitabilmente soggetto all’attivazione del Golden Power.
L’istituto di Piazza Meda, dal canto suo, rivendica una traiettoria di crescita autonoma: secondo Castagna, Banco Bpm è passata da 2 a circa 20 miliardi di capitalizzazione tra il 2020 e oggi. E i francesi, puntualizza l’a.d., non hanno mai chiesto posti nel consiglio di amministrazione, né sono in posizione di controllo. Il loro rafforzamento sarebbe stato un modo per tutelare i propri interessi durante l’Ops tentata da Unicredit.
Banco Bpm guarda a Mps, ma solo in prospettiva
Sul fronte Mps, Castagna è stato netto: oggi non c’è alcuna trattativa in corso. Ma non chiude la porta a possibili sviluppi: “Se in futuro ci dovesse mai essere una possibilità, la dobbiamo guardare con grande attenzione”, ha dichiarato. Banco Bpm ha acquisito nel novembre 2024, direttamente e tramite Anima, una partecipazione strategica che allora valeva il 9%, oggi ridotta al 3,7% per effetto della diluizione post-aumento. Quella mossa si inseriva nel collocamento della terza tranche del Tesoro, avvenuto in un contesto poi sconvolto dall’irruzione giudiziaria legata al presunto “concerto” per scalare Mediobanca.
A rallentare ogni possibile movimento su Siena, secondo Castagna, è anche la priorità degli attuali azionisti del Monte, impegnati a concludere l’operazione in corso con Mediobanca. In questo quadro, l’intero settore sembra vivere una fase di sospensione, in attesa di sviluppi giudiziari e politici.
Akros e il contrattacco su Unicredit
Durante l’audizione, Castagna ha anche difeso con forza l’operato di Banca Akros, controllata al 100% da Banco Bpm e protagonista nel collocamento delle azioni Mps, finito sotto la lente della magistratura. Ha ricordato che Akros non è affatto un soggetto minore, bensì una banca con la credibilità di una realtà da 20 miliardi di capitalizzazione, perfettamente in grado di gestire operazioni complesse.
Ha inoltre contestato le affermazioni del ceo di Unicredit, Andrea Orcel, precisando che non risulta alcun ordine da parte di Unicredit nella dinamica d’asta, che ha raccolto oltre 100 ordini complessivi. Quanto al prezzo fissato dal Tesoro, per Castagna si trattava di un valore congruo, “in linea con il precedente Commerzbank”.
© Riproduzione riservata
© shutterstock




