Banco Bpm volta pagina dopo il mancato matrimonio con Mps e manda un messaggio al mercato: la banca può proseguire da sola, aumentare i dividendi e valutare, se diventerà concreta, una possibile fusione con Crédit Agricole Italia.
A tracciare la linea è stato Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Piazza Meda, nella conference call sui risultati semestrali. L’integrazione con le attività italiane del Gruppo francese, ha spiegato, è “sempre stata una possibilità” da quando Crédit Agricole è entrato nel capitale del Banco. E, dal punto di vista industriale, sarebbe una fusione “molto solida”. Il punto resta però politico e societario insieme: un’eventuale operazione dovrà tutelare tutti gli azionisti, non solo il primo socio francese, che detiene il 29,3% di Banco Bpm. Castagna ha evitato di entrare nella possibile posizione del governo, limitandosi a ricordare che “ci sono regole da rispettare”.
Banco Bpm, dividendi più alti
La banca arriva a questa fase con conti in rafforzamento. Nel primo semestre l’utile netto adjusted ha raggiunto il massimo storico di 1,077 miliardi, in aumento del 7% rispetto al primo semestre 2025. Il risultato consente a Banco Bpm di rivedere al rialzo l’obiettivo di utile 2026, ora atteso sopra 1,95 miliardi. Per gli azionisti significa soprattutto più ritorni. Il dividendo intermedio 2026 è previsto a circa 750 milioni, pari a circa 0,50 euro per azione, contro i 700 milioni del 2025. Per l’intero esercizio il dividendo atteso è di almeno 1 euro per azione. Nel periodo 2024-2027, tra cedole e riacquisti di azioni, la remunerazione complessiva sale da 6 a circa 7 miliardi.
È un passaggio importante anche oltre la Borsa. Banco Bpm è una delle principali banche del Paese, radicata nel Nord produttivo e nel credito a famiglie e imprese. Nel semestre le nuove erogazioni sono state pari a 13,8 miliardi. Per questo il suo futuro non riguarda solo gli azionisti, ma anche gli equilibri del sistema bancario italiano.
Niente fusione con Mps
Castagna ha voluto anche chiarire la fine del dossier Mps. Lo stop alla fusione con Siena, ha detto, non sarebbe stato deciso per effetto delle dichiarazioni di Crédit Agricole, ma dal Consiglio di amministrazione di Banco Bpm in modo autonomo e unanime. Secondo la ricostruzione del banchiere, dopo mesi di attesa non si è riusciti a capire quale operazione si potesse realizzare con Mps, con quali numeri e con quale valore per gli azionisti. In più, i tempi si erano ormai ristretti: non c’erano più le condizioni per arrivare a un accordo in agosto o settembre, prima dell’offerta pubblica di Intesa Sanpaolo sul Monte dei Paschi di Siena.
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Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Bpm




