Il Consiglio di amministrazione di Banco Bpm ha avviato il percorso verso il rinnovo della governance, con l’obiettivo di arrivare all’assemblea della primavera 2026 con una lista di candidati conforme alla nuova Legge Capitali. Al centro del dibattito, oltre agli aspetti tecnici legati alla modifica dello Statuto, si staglia il ruolo di Crédit Agricole, azionista di maggioranza relativa con una quota del 20,1%, destinata a crescere fino al 29,9% una volta ottenuta l’autorizzazione della Bce.
L’istituto guidato da Giuseppe Castagna ha già sperimentato in passato la cosiddetta “lista del Cda”, nelle tornate del 2020 e 2023. Tuttavia, la nuova normativa cambia le regole del gioco, imponendo requisiti più stringenti nella composizione delle liste e nella distribuzione dei seggi. I legali stanno valutando se sarà necessaria un’assemblea straordinaria per approvare le modifiche statutarie o se possa bastare una semplice delibera del Cda, trattandosi di un adeguamento obbligatorio alle disposizioni di legge.
Il ruolo chiave di Crédit Agricole
Il nodo principale resta però politico, più che tecnico. Crédit Agricole, che già esprime due consiglieri – Chiara Mio e Paolo Bordogna – potrebbe chiedere un maggiore spazio nella futura governance, puntando fino a quattro poltrone nel board. Al momento, la banca francese non ha ancora chiarito se intende presentare una propria lista di minoranza o se preferisca convergere su quella del consiglio uscente. Una scelta non secondaria, anche perché la Legge Capitali assegna i seggi alle minoranze solo se queste raggiungono almeno il 3% dei voti e almeno il 20% complessivo delle preferenze per accedere alla ripartizione.
I possibili scenari di fusione
Dietro le quinte, restano aperti numerosi interrogativi. La vigilanza europea, secondo indiscrezioni riportate oggi dal quotidiano la Repubblica, sembrerebbe ritenere troppo “minimalista” l’approccio di Crédit Agricole, soprattutto alla luce delle voci ricorrenti su un possibile progetto di integrazione tra Banco Bpm e la rete italiana del gruppo francese. Un’ipotesi che la banca transalpina ha sempre smentito ufficialmente, dichiarando di non voler esercitare né direzione né coordinamento sull’istituto milanese e di voler mantenere la partecipazione al di sotto della soglia d’opa.
Anche Il Sole 24 Ore ha riportato le dichiarazioni dell’a.d. Castagna, secondo cui Crédit Agricole non avrebbe espresso volontà di acquisizione né richieste formali sulla governance. Tuttavia, il clima in vista delle assemblee di primavera si fa sempre più denso di attese e speculazioni, in particolare sul possibile cambio della presidenza, oggi affidata a Massimo Tononi, e sul ruolo che l’azionista francese potrebbe voler giocare nella prossima fase strategica di Banco Bpm.
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