Le grandi banche americane chiudono un secondo trimestre da record, spinte dalla volatilità dei mercati, dalle maxi Ipo e dalla ripresa delle operazioni straordinarie. Tra aprile e giugno, JPMorgan, Bank of America, Goldman Sachs, Citigroup e Wells Fargo hanno messo insieme profitti per poco meno di 50 miliardi di dollari.
A guidare la classifica è JPMorgan, con un utile netto superiore a 21 miliardi di dollari. Seguono Bank of America con 9,1 miliardi, Goldman Sachs con 6,63 miliardi e Citigroup con circa 5,8 miliardi. Secondo quantto riportato dal Corriere della Sera, con i conti di Morgan Stanley il totale dei sei maggiori gruppi statunitensi potrebbe salire a circa 54 miliardi di dollari.
Banche Usa, utili spinti dai mercati
Il motore principale è arrivato dalle attività di mercato. Le oscillazioni su azioni, obbligazioni, energia e altri asset hanno aumentato la domanda di strumenti di copertura e gestione del rischio, facendo crescere i ricavi da trading e le commissioni.
A differenza di altre fasi di forte volatilità, anche il mercato delle operazioni straordinarie è rimasto vivace. Le banche d’affari hanno beneficiato di fusioni, acquisizioni, grandi emissioni di debito e quotazioni in Borsa. Le Ipo legate alla tecnologia e allo spazio hanno contribuito ad alimentare i ricavi dell’investment banking.
Il risultato è una combinazione favorevole per Wall Street: mercati instabili ma molto attivi, clienti alla ricerca di protezione dai rischi e aziende ancora presenti sui mercati dei capitali. Per i grandi istituti, il trimestre ha portato ricavi forti in più divisioni, dal trading alla consulenza, fino alla gestione patrimoniale.
L’AIentra nei conti di Wall Street
Nel quadro positivo pesa anche l’intelligenza artificiale. Il boom dell’AI ha sostenuto i titoli tecnologici e favorito nuove operazioni di mercato, ma la tecnologia entra anche nei processi interni delle banche, dove viene usata per aumentare produttività, accelerare attività operative e ridurre alcuni costi.
Il contesto resta però esposto a rischi. Tensioni geopolitiche, inflazione ancora resistente e prezzi elevati degli asset possono cambiare rapidamente lo scenario che oggi sostiene i conti dei big americani. La prossima verifica arriverà con i risultati di Morgan Stanley, ultimo tassello del trimestre per le grandi banche di Wall Street.
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