Armani, ricavi in calo ma conti solidi nel 2025

Sotto il nuovo a.d. Marsocci il Gruppo registra 2,192 miliardi (-2,8%), ma migliora la redditività e investe tra digitale e licenze mentre resta aperto il nodo del 15%

Armani, ricavi in calo ma conti solidi nel 2025© Shutterstock

A quasi un anno dalla scomparsa di Giorgio Armani, il gruppo che porta il suo nome continua a muoversi nel solco della visione del fondatore, cercando un equilibrio tra continuità e adattamento a un contesto globale sempre più complesso. Il 2025, anno simbolico del 50° anniversario del marchio, si è chiuso con risultati che, pur segnati da difficoltà, confermano la solidità dell’azienda.

Secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato Giuseppe Marsocci, il Gruppo ha registrato ricavi pari a 2,192 miliardi di euro, in calo del 2,8% rispetto al 2024, in un contesto definito “difficilissimo” per l’intero sistema moda. Se si considera anche il fatturato dei licenziatari, il giro d’affari complessivo sfiora i 4 miliardi di euro, evidenziando il peso strategico delle partnership.

Il valore delle licenze nella strategia Armani

Uno degli elementi distintivi del modello Armani resta il sistema delle licenze, spesso considerato un punto critico ma difeso dal management come parte integrante dell’identità aziendale. Accordi di lungo periodo con player globali come L’Oréal ed EssilorLuxottica dimostrano un approccio basato su collaborazione e co-creazione, piuttosto che su semplici logiche di royalty.

Questa strategia riflette pienamente la filosofia del fondatore Giorgio Armani, che concepiva ogni licenza come una partnership costruita nel tempo, con un dialogo costante tra creatività e competenze industriali.

Nonostante il lieve calo dei ricavi, gli indicatori di redditività mostrano segnali positivi. L’Ebitda è cresciuto del 3,2%, raggiungendo 152,7 milioni di euro, mentre l’Ebit ha toccato i 52,6 milioni di euro. Il gruppo mantiene inoltre una struttura finanziaria solida, con una liquidità netta di quasi 600 milioni e un patrimonio netto vicino ai 2 miliardi.

Questa solidità consente di proseguire con investimenti strategici autofinanziati, concentrati su transizione digitale, sostenibilità e sviluppo della rete retail. Tra le aree più dinamiche emerge Armani/Casa, che da progetto complementare è diventata un vero business, anche grazie allo sviluppo di progetti residenziali internazionali. Il 2026 vedrà inoltre il rinnovamento degli Armani Hotel Milano e Armani Hotel Dubai, simboli dell’espansione del marchio nel lifestyle di lusso.

Anche lo sport rappresenta un asset strategico, con il brand EA7 sempre più presente in discipline come sci, tennis e vela, rafforzato dalla visibilità internazionale delle Olimpiadi.

Resta aperto il tema della governance futura. Il testamento di Armani prevede la cessione del 15% del gruppo a un partner strategico, con possibili candidati tra grandi player del lusso. Al momento, però, non ci sono sviluppi concreti, mentre il management ribadisce la priorità sulla gestione operativa.

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