La quotazione in Borsa è la strada che Mediobanca considera più adatta per il futuro del Gruppo Armani. È quanto emerge dal primo dossier del Luxury Strategy Lab dedicato alla maison, che mette a confronto tre possibili scenari: l’ingresso di un partner strategico, l’Ipo e la costruzione di un grande polo italiano del lusso insieme a Prada.
Nel dossier, intitolato The future of Armani, gli analisti attribuiscono al Gruppo una valutazione indicativa compresa tra 5 e 7 miliardi di euro, pari a circa 2,5-3,5 volte le vendite attese per il 2026. Una quota del 5% avrebbe quindi un valore nell’ordine di 250-350 milioni. L’accesso al mercato dei capitali, secondo l’analisi, permetterebbe di finanziare la crescita, rafforzare governance e trasparenza e mantenere l’indipendenza della maison.
Armani, dall’Ipo all’ipotesi di un polo con Prada
La prima alternativa resta quella indicata dallo stesso Giorgio Armani nel testamento: l’ingresso nel capitale di un operatore del lusso, con Lvmh, L’Oréal ed EssilorLuxottica tra i nomi espressamente citati. La Fondazione Giorgio Armani manterrebbe comunque un ruolo centrale nell’assetto proprietario e nella tutela della continuità del Gruppo.
Lo scenario più nuovo elaborato da Mediobanca è invece la nascita di un polo italiano del lusso con Prada. L’aggregazione riunirebbe Armani con Prada, Miu Miu e Versace e potrebbe creare un gruppo con oltre 10 miliardi di euro di fatturato. Secondo l’ipotesi degli analisti, Prada potrebbe finanziare inizialmente l’operazione attraverso debito e ricorrere successivamente alla Borsa per raccogliere circa 2,5-3 miliardi.
La possibilità di un asse con Prada resta però un esercizio strategico elaborato dagli analisti. In un articolo del quotidiano Il Sole 24 Ore, si ricorda come nelle precedenti conference call, il Ceo di Prada Andrea Guerra aveva di fatto escluso un interesse per Armani. Le tre ipotesi arrivano mentre il gruppo si avvicina alle scadenze indicate nel testamento del fondatore. In assenza dell’ingresso di un partner, il percorso previsto contempla anche la quotazione, da realizzare entro il 2030.
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