Il rally dei metalli preziosi non si ferma. Se l’oro ha sfondato la soglia dei 4.100 dollari l’oncia, aggiornando nuovi record e continuando a salire sulla scia delle tensioni geopolitiche e delle attese sui tassi d’interesse Usa, a sorprendere davvero è il prezzo dell’argento, che ha raggiunto livelli mai visti prima nella storia.
Il prezzo del metallo grigio ha toccato 52,12 dollari l’oncia a Londra, superando il massimo storico fissato nel 1980. Un’ascesa vertiginosa che non si può più spiegare solo come un riflesso di quella dell’oro, anche perché il mercato dell’argento è molto più ristretto e dunque più esposto alla volatilità. Dall’inizio dell’anno, il suo valore è già salito di quasi l’80%, contro il +53% dell’oro.
A Londra scorte ridotte al minimo
A scatenare il boom ci sono problemi concreti. A Londra, principale hub mondiale per il trading dell’argento, il metallo fisico scarseggia. Un segnale chiave è rappresentato dal lease rate, il tasso d’interesse per il prestito del metallo: normalmente vicino allo zero, la settimana scorsa ha sfiorato il 40% annuo, per poi ripiegare al comunque altissimo 32%.
La liquidità dell’hub londinese è crollata, secondo Bloomberg, a 200 milioni di once, in netto calo rispetto agli oltre 850 milioni del 2019. Una flessione del 75% in cinque anni, dovuta anche alla corsa agli Etf e all’aumento della domanda industriale, ad esempio nel settore fotovoltaico.
Non aiutano le minacce di dazi statunitensi, che nei mesi scorsi hanno favorito spedizioni di metallo verso gli Stati Uniti, prosciugando ulteriormente le scorte britanniche. L’indagine del Dipartimento del Commercio Usa, commissionata dalla Casa Bianca ad aprile, tiene tuttora aperta l’ipotesi di restrizioni anche sull’argento.
Oro oltre i 4.100 dollari
Nel frattempo, l’oro ha segnato nuovi massimi. Il prezzo spot ha toccato 4.123,22 dollari l’oncia, mentre il contratto future con consegna a dicembre è salito a 4.157,30 dollari. Secondo gli analisti, il rally non è finito: si punta a 4.200-4.500 dollari nei prossimi mesi.
L’oro si conferma bene rifugio in una fase dominata dall’incertezza. Le tensioni tra Stati Uniti e Cina, riaccese dalle nuove minacce di dazi da parte dell’ex presidente Trump, e il prolungato shutdown del governo Usa, hanno alimentato l’acquisto di oro da parte degli investitori.
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