Andrea Orcel, Ceo di Unicredit, rompe il silenzio dopo il blocco dell’Ops su Banco Bpm deciso dal governo con il Golden Power: “Non possiamo accettare l’idea che la banca sia una minaccia alla sicurezza nazionale”. Il capitolo Banco Bpm è chiuso, ha ribadito, ma resta il bisogno di tutela legale e reputazionale.
La banca ha presentato ricorso al Consiglio di Stato dopo che il Tar aveva annullato solo due dei quattro vincoli imposti da Palazzo Chigi. Restano in piedi l’obbligo di uscita dalla Russia entro il 2026 e il mantenimento degli investimenti in Anima Sgr.
“Non possiamo accettare l’affermazione secondo cui saremmo una minaccia per la sicurezza nazionale”, ha spiegato Orcel al forum Future of Finance di Bloomberg. “È un dovere di diligenza del Cda chiudere il cerchio su quanto accaduto. Nessuno scontro con il governo, ma serve chiarezza legale, in un senso o nell’altro”.
Futuro M&A e strategia disciplinata
Chiuso il fronte Banco Bpm, Orcel rilancia sull’M&A, ma con prudenza: “Siamo la banca con più opzioni in Europa, ma faremo solo operazioni che creano valore”. E su Commerzbank, partecipata al 26%, ha spiegato che il rendimento è ottimo e che attende il momento giusto per sedersi al tavolo.
Incerto anche il futuro della partnership con Amundi, in scadenza nel 2027. Orcel ha lasciato intendere che un eventuale rinnovo dipenderà dal ruolo del gestore: “La domanda è: partner o fornitore?”.
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Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit




