Alphabet, la multinazionale che controlla Google, supera il muro dei 4 mila miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, entrando nel ristretto gruppo delle aziende più preziose al mondo, accanto a Apple, Microsoft e Nvidia. È una svolta che ribalta la narrazione degli ultimi mesi, in cui il colosso guidato da Sundar Pichai sembrava in ritardo nella corsa all’intelligenza artificiale rispetto ai suoi competitor.
Un’accelerazione che ha premiato la strategia di Alphabet, riportandola al secondo posto tra le società più capitalizzate, con una performance azionaria del +65% nel 2025, la migliore tra i colossi del gruppo “Magnificent Seven”.
Alleanza inedita tra Apple e Google
A suggellare il momento è l’annuncio di una partnership pluriennale tra Apple e Google: Siri e altri strumenti di intelligenza artificiale dei dispositivi Apple saranno alimentati da Gemini, la tecnologia AI di Google. Un passo che segna una svolta strategica per Apple, storicamente legata allo sviluppo interno dei suoi strumenti.
Nella nota congiunta, le due aziende spiegano che Apple ha scelto Gemini dopo un’attenta valutazione, ritenendo che l’intelligenza artificiale di Google fosse la più adatta a supportare i propri Foundation Models. Prima dell’accordo, Apple aveva valutato anche altre opzioni come OpenAI, Anthropic e Perplexity, ma ha infine optato per la proposta di Mountain View.
Apple ha chiarito che Apple Intelligence, la propria piattaforma di intelligenza artificiale, continuerà comunque a gestire le funzioni più delicate su iPhone e iPad, per mantenere “standard di privacy leader del settore”.
L’intesa tra i due giganti non è del tutto inedita: da anni Google paga miliardi a Apple per restare il motore di ricerca predefinito su Safari. Ma l’accordo sull’AI rappresenta un salto di qualità che ha già attirato l’attenzione delle autorità Antitrust.
Numeri alla mano, Gemini conta ora oltre 650 milioni di utenti mensili, in netto aumento rispetto ai 450 milioni registrati nell’estate del 2025. Un dato che evidenzia come Alphabet stia monetizzando la propria infrastruttura diventando il motore dell’AI anche per hardware di terze parti.
Un altro segnale della trasformazione è arrivato dalla divisione Google Cloud, che nel terzo trimestre ha registrato una crescita dei ricavi del 34%, anche grazie a un portafoglio di contratti non ancora contabilizzati pari a 155 miliardi di dollari.
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