Wall Street cambia umore e l’euforia per l’intelligenza artificiale lascia spazio al timore di una correzione profonda. In meno di un mese il comparto software ha perso 1.200 miliardi di dollari di capitalizzazione, con una fuga che ha colpito i modelli più esposti al rischio di obsolescenza.
A far scattare l’allarme, come ben delineato in un articolo pubblicato il 25 febbraio dal quotidiano La Stampa, è stato un rapporto di Citrini Research, diventato rapidamente virale, che lega l’avanzata dell’AI a un’erosione del valore del lavoro intellettuale e a una possibile «crisi globale dell’intelligenza». La reazione del mercato è stata immediata: Datadog, CrowdStrike e Zscaler hanno perso oltre il 9% in una singola seduta, mentre Ibm ha segnato un calo del 13%, il peggiore dal 2000.
Nel repricing del settore ha pesato anche la cosiddetta Fobo, la paura di diventare obsoleti, che ha spinto gli investitori a riconsiderare la solidità di diversi business legati al software.
Bolla AI e rotazione dei capitali
La correzione sul tech ha accompagnato una rotazione netta verso società con asset fisici e bassa obsolescenza. I sotto-indici delle utility e dell’energia sono saliti rispettivamente del 9% e del 23%, mentre l’attenzione degli investitori si è spostata verso infrastrutture, impianti e materie prime.
Dall’inizio del 2026, gruppi come Exxon e Chevron hanno guadagnato oltre il 20%. Nello S&P 500 emergono anche società come Generac e Corning tra i migliori titoli, in un contesto in cui tassi più elevati e incertezza tecnologica favoriscono il ritorno a business ad alta intensità di capitale.
Timori sistemici e il richiamo al 2008
Le nubi non riguardano solo le quotazioni. Jamie Dimon, numero uno di JPMorgan Chase, ha tracciato un parallelo con il biennio 2006-2007, mettendo in guardia contro «l’eccesso di fiducia e i prestiti stupidi». Il rischio, secondo il banchiere, potrebbe concentrarsi nel software se l’impatto dell’AI destabilizzasse i flussi di cassa più rapidamente delle tutele contrattuali dei creditori.
La pressione si è attenuata solo quando Mark Zuckerberg ha annunciato che Meta investirà 100 miliardi di dollari per acquistare processori Amd, contribuendo a stabilizzare, almeno temporaneamente, il comparto dei semiconduttori.
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