Webuild sfida Icop e lancia l’Opa su Trevi

Offerta in contanti da 4,50 euro per azione. Il Ceo Salini punta a portare l’ingegneria del sottosuolo dentro il Gruppo

Webuild sfida Icop e lancia l’Opa su TreviUn'immagine di un cantiere Trevi per la metropolitana di RomaFoto Trevi/Vincenzo Santangelo

Webuild entra nella partita per Trevi e lancia un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria sul Gruppo specializzato in fondazioni speciali e ingegneria del sottosuolo. L’operazione vale circa 295 milioni di euro e sfida direttamente l’offerta pubblica di scambio annunciata da Icop a fine giugno.

La proposta di Webuild prevede un corrispettivo interamente in contanti di 4,50 euro per ogni azione Trevi portata in adesione. Il prezzo incorpora un premio del 29,8% rispetto alla chiusura del titolo del 26 giugno, ultimo giorno di Borsa prima dell’annuncio dell’offerta Icop. Per il Gruppo guidato da Pietro Salini, il punto di forza è proprio la certezza del pagamento cash, rispetto a una proposta concorrente basata sullo scambio azionario.

Il razionale industriale è semplice: portare dentro Webuild competenze specialistiche considerate cruciali nei grandi progetti infrastrutturali. Trevi lavora su fondazioni, scavi, consolidamenti e ingegneria del sottosuolo, attività che pesano sempre di più nelle grandi opere complesse e ad alto contenuto geotecnico.

“Acquisendo verticalmente competenze critiche come l’ingegneria e le fondazioni speciali, rafforziamo la competitività del gruppo nell’esecuzione dei grandi progetti complessi”, ha dichiarato Salini. L’amministratore delegato ha aggiunto che l’obiettivo è portare “un’eccellenza come Trevi in un gruppo globale”, preservandone competenze, persone e identità.

Webuild punta all’intero capitale e, se ci saranno le condizioni, al delisting di Trevi da Piazza Affari. L’offerta è condizionata al raggiungimento di almeno il 66,7% dei diritti di voto e dovrebbe perfezionarsi nel secondo semestre 2026, dopo i passaggi autorizzativi.

L’integrazione dovrebbe consentire a Webuild di controllare meglio alcune fasi oggi affidate a terzi e a Trevi di accedere a nuove geografie, clienti e gare di maggiore dimensione. Il Gruppo stima sinergie operative tra 80 e 90 milioni di euro di Ebitda annuo a regime, ma il cuore dell’operazione resta industriale: rafforzare la catena delle competenze in un settore dove la qualità dell’esecuzione è spesso decisiva quanto il prezzo dell’offerta.

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