Storica azienda emiliana delle costruzioni, Pizzarotti & C. è al centro di un delicato processo di composizione negoziata della crisi, attivato a gennaio per far fronte a una crescente tensione finanziaria. In vista dell’udienza decisiva fissata per il 23 ottobre, la società ha avviato contatti con potenziali partner industriali per garantire la continuità delle proprie attività e scongiurare lo stallo di cantieri strategici in Italia e all’estero.
Tre opzioni sul tavolo
Secondo quanto indicato da fonti vicine al dossier, WeBuild e Saipem appaiono al momento le opzioni più concrete. Entrambe valutano un possibile ingresso nel capitale, sia con una quota di controllo che come soci di minoranza. L’eventuale operazione rientrerebbe nell’ottica di valorizzare gli asset e garantire continuità aziendale, con un processo che dovrà avvenire tramite una gara trasparente per tutelare al meglio tutti gli stakeholder, a partire dai creditori.
Non è esclusa nemmeno la possibilità di una partecipazione da parte di Ghella, già attiva nel settore delle grandi opere. Per ora FS, nonostante l’interesse per il comparto costruzioni ferroviarie, non ha formalizzato alcuna decisione. Il gruppo guidato da Stefano Donnarumma, che ha recentemente lanciato il piano di Integrazione Verticale Costruzioni, valuta acquisizioni mirate proprio per evitare blocchi nei cantieri legati a fragilità degli appaltatori.
I cantieri condivisi tra WeBuild e Pizzarotti
Il possibile ingresso di WeBuild e Saipem è motivato anche dalla presenza congiunta in numerosi progetti di rilievo. Con WeBuild, Pizzarotti condivide la partecipazione a cantieri di primo piano: l’alta velocità Salerno–Reggio Calabria (lotto Battipaglia–Romagnano da 2 miliardi), la Palermo–Catania (lotto Lercara–Caltanissetta Xirbi da 1,65 miliardi), la Pedemontana Lombarda (1,26 miliardi) e il Terzo Valico. Con Saipem, invece, il general contractor parmense lavora sul passante ferroviario e sulla stazione AV/AC di Firenze Belfiore, nonché sulla Brescia–Verona (nodo di Verona) e sulla tratta Piadena–Mantova.
Conti in rosso, ma produzione in crescita
I numeri del bilancio 2024 raccontano una situazione complessa: 143,9 milioni di patrimonio netto, una posizione finanziaria netta negativa di 348 milioni, flussi di cassa negativi per 34,9 milioni e una perdita netta di 10,5 milioni. A questo si aggiungono claim su commesse per oltre 300 milioni.
Nonostante la crisi di liquidità, l’azienda ha registrato una crescita importante dei volumi: 1,5 miliardi di produzione (+25% sul 2023), un Ebitda di 115 milioni (+61%) e un risultato ante imposte positivo per 4,9 milioni. Tuttavia, preoccupa l’esposizione derivante dalle linee di firma con diversi istituti bancari, che potrebbero generare nuove tensioni finanziarie.
Lo scenario delineato dall’analisi indipendente dello studio del dottor Franco Carlo Papa, incaricato dai creditori, conferma l’urgenza di un intervento: l’azienda avrebbe bisogno di 35-36 milioni di liquidità immediata, che potrebbero salire a 40–41 milioni entro il 2026. Il giudice, le banche, gli stakeholder – e soprattutto Paolo Pizzarotti, presidente e azionista di controllo attraverso la holding Mipien – sono chiamati a valutare se accettare un compromesso che comporterà sacrifici per tutti, ma potrebbe garantire un futuro alla società.
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