Vinitaly 2026, export ed etichette premium: la sfida del vino italiano

Vinitaly 2026, export ed etichette premium: la sfida del vino italiano© Photo by Luca Ghidoni/Getty Images

Vinitaly 2026 si conferma molto più di una fiera di settore: un vero snodo strategico per leggere le trasformazioni economiche del vino italiano e orientarne il futuro sui mercati internazionali. In un contesto globale complesso, tra instabilità geopolitica e ridefinizione delle rotte commerciali, la manifestazione veronese rafforza il proprio ruolo di piattaforma a sostegno dell’export e del posizionamento competitivo delle imprese.

La centralità economica del comparto è evidente nei numeri: il vino rappresenta infatti uno dei pilastri del made in Italy, con un saldo positivo della bilancia commerciale pari a 7,2 miliardi di euro nel 2025, secondo le stime di Prometeia. Tuttavia, il settore è chiamato a rispondere a nuove sfide, a partire dalla contrazione delle esportazioni registrata nell’ultimo anno e da una crescente concentrazione su pochi mercati di sbocco.

Il ruolo dell’export

La 58ª edizione, in programma a Verona fino al 15 aprile, riunisce oltre 30 mila operatori esteri provenienti da 130 Paesi e più di 1.000 top buyer internazionali. Un dato che conferma la vocazione globale della manifestazione, sempre più orientata a creare connessioni commerciali e nuove opportunità di business.

Secondo le analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, il 60% dell’export italiano del vino è ancora concentrato nei primi cinque mercati. Da qui la necessità di ampliare il raggio d’azione verso nuove destinazioni e rafforzare la presenza in quelle già consolidate. In questa direzione si inserisce anche il piano di sviluppo internazionale di Vinitaly, con nuove iniziative in Africa, Canada e Australia e un rafforzamento della presenza in Brasile.

Export ed etichette premium: la leva per la crescita

Quest’anno, uno dei temi chiave emersi a Vinitaly riguarda il riposizionamento dell’offerta verso fasce di maggiore valore. I vini premium, cioè quelli di fascia medio-alta con prezzi in uscita dalla cantina superiori agli 8 euro, sono destinati a crescere nei prossimi anni, nonostante un contesto globale di domanda debole.

Le stime indicano un incremento contenuto ma significativo: +1% a livello globale fino al 2029, che sale al +3,5% per i vini italiani. Una dinamica che potrebbe migliorare sensibilmente le performance complessive dell’export. Secondo le analisi, se la quota dei Premium fosse stata al 20% invece dell’attuale 17%, il calo dell’export nel 2025 sarebbe stato limitato a -0,7% invece che vicino al -4%.

L’obiettivo strategico è quindi aumentare progressivamente il peso di questa fascia, con un impatto stimato fino a +11% di valore in cinque anni.

I mercati più promettenti per il vino italiano

L’Osservatorio Uiv-Vinitaly individua 12 Paesi ad alto potenziale su cui concentrare gli sforzi. Tra questi figurano Giappone, Messico, Corea del Sud, Brasile, Vietnam, Cina, Thailandia, Indonesia, Australia e India, oltre a Stati Uniti e Regno Unito.

Il Giappone guida la classifica per opportunità nel segmento premium, mentre negli Stati Uniti il vino italiano mostra una crescita in controtendenza, con un +4% trainato soprattutto dagli spumanti. In Cina, nonostante il calo dei consumi, si registra uno spostamento verso prodotti di fascia medio-alta, con i Premium attesi in crescita del +10% entro il 2029.

Parallelamente, emergono mercati “di nuova generazione” come India, Vietnam e Thailandia, caratterizzati da tassi di crescita molto elevati, fino al 76% per il segmento premium in India. Si tratta di economie ancora marginali in termini di volumi, ma con un forte potenziale legato a consumatori giovani e a nuovi modelli di consumo.

I nuovi trend

Oltre ai mercati, Vinitaly accende i riflettori anche sui cambiamenti nei consumi. Tra questi, l’ascesa dei vini NoLo e dealcolati, protagonisti di un’area dedicata e di specifici momenti di confronto su consumatori, posizionamento e prospettive di mercato.

Un altro asse strategico è il rapporto tra vino e ristorazione, con un focus sul consumatore finale e sulle nuove modalità di fruizione del prodotto. L’obiettivo è costruire un’offerta sempre più integrata e coerente con le evoluzioni della domanda.

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