Dopo anni di attesa, il settore vitivinicolo italiano può finalmente produrre vino dealcolato in Italia. Il decreto interministeriale firmato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dal Ministero dell’Agricoltura stabilisce un quadro normativo chiaro, introducendo regole su accise, autorizzazioni, adempimenti amministrativi e movimentazione del prodotto.
Il provvedimento permette anche ai soggetti operanti come depositi fiscali di effettuare la dealcolazione del vino entro precisi limiti quantitativi, ponendo fine all’obbligo per i produttori italiani di rivolgersi a impianti esteri, soprattutto in Germania e Spagna. Fino ad oggi, infatti, l’assenza di norme chiare costringeva le imprese a delocalizzare i processi, sostenendo costi aggiuntivi.
Il decreto arriva in risposta a un segmento di mercato in piena espansione. Secondo i dati dell’Osservatorio Uiv (Unione italiana vini), il comparto dei vini NoLo (no e low alcohol) è tra i pochi a crescere in un contesto globale difficile per il vino tradizionale. Attualmente, il valore mondiale di questo segmento è pari a 2,4 miliardi di dollari, ma è destinato a raggiungere i 3,3 miliardi entro il 2028, con un tasso di crescita annuo dell’8% a valore e del 7% a volume.
Vino dealcolato, la spinta arriva dai mercati esteri
Particolarmente dinamico è il comparto dei vini a zero gradi, che nel 2025 hanno segnato una crescita dei volumi del 46% in Germania, 20% nel Regno Unito e 18% negli Stati Uniti, secondo le elaborazioni Uiv su base NielsenIQ. Anche le performance dei prodotti italiani sono incoraggianti, con vendite in aumento del 17% a volume e 24% a valore negli Usa, e del 6% a volume e 10% a valore nel Regno Unito.
In termini di quota di mercato, i vini alcohol-free italiani rappresentano il 6% delle vendite totali di categoria negli Stati Uniti, l’11% in Germania e addirittura il 24% nel Regno Unito.
Secondo Paolo Castelletti, segretario generale dell’Uiv, il via libera al decreto rappresenta una “bella notizia di fine anno” per il settore, che ha vissuto un 2025 definito “travagliato” sotto il profilo commerciale. Sono sempre di più le imprese italiane pronte a investire nel vino dealcolato, che oggi possono finalmente operare in condizioni di parità competitiva con i colleghi europei.
Accanto all’entusiasmo per l’opportunità commerciale, permane la richiesta di un adeguato supporto amministrativo nella fase iniziale, soprattutto per l’ottenimento delle autorizzazioni.
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