Il venture capital accelera in Italia, ma non abbastanza per colmare il divario con i principali ecosistemi internazionali. È la fotografia che emerge dal report State of Italian VC di P101, che racconta un settore cresciuto rapidamente nell’ultimo decennio ma ancora fragile nel confronto globale.
Negli ultimi dieci anni gli investimenti hanno raggiunto 10 miliardi di euro, con una forte concentrazione recente: 7,5 miliardi sono stati impiegati negli ultimi cinque anni. Nel 2025 il mercato ha toccato 1,4 miliardi di euro, segnando una crescita del 17%.
Il venture capital in Italia e il divario con l’Europa
Il rafforzamento del mercato non basta a colmare il gap con gli altri Paesi. A fronte di 1,4 miliardi investiti in Italia, l’Europa si ferma a 60 miliardi di euro (-3%), mentre gli Stati Uniti raggiungono i 285 miliardi (+44%).
Il confronto europeo evidenzia una forte concentrazione del capitale (vedi immagine qui sotto): tra il 2021 e il 2025 il Regno Unito ha raccolto circa 120 miliardi di euro, seguito da Francia (50,8 miliardi) e Germania (50,2 miliardi), che insieme rappresentano circa il 60% degli investimenti complessivi. In questo scenario, l’Italia si ferma a 7,5 miliardi, restando distante anche da altri ecosistemi come la Spagna (13,9 miliardi).
Anche guardando alla diffusione degli investimenti, il ritardo è evidente: l’Italia è decima in Europa per volumi complessivi, ma scivola al terzultimo posto per investimenti pro-capite, pari a 127 euro.

Fonte: State of Italian VC 2025
Meno deal, assegni più grandi
Il 2025 ha segnato un cambio di fase: le operazioni sono calate a 637 deal (-35%), ma è cresciuta la dimensione media, con ticket raddoppiati a 1 milione di euro. A trainare sono stati gli investimenti early stage, saliti a 568 milioni (+186%), mentre i late stage sono calati a 606 milioni (-20%).
Un’evoluzione che si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione del settore. “Oggi affrontiamo una forte discontinuità tecnologica, con AI e infrastrutture critiche che riorientano il flusso dei capitali”, ha dichiarato Andrea Di Camillo, Founder e Managing Partner di P101, sottolineando come l’innovazione non sia più incrementale ma guidata da salti tecnologici.
In questo scenario, secondo Di Camillo, la crescita dei capitali non sarà sufficiente senza un rafforzamento strutturale del sistema: serviranno un maggiore coinvolgimento delle corporate, un mercato dei capitali più efficiente e soprattutto una spinta verso l’internazionalizzazione di fondi, imprese e investitori.

Andrea Di Camillo, Founder e Managing Partner di P101
I nodi ancora aperti
Il capitale si concentra sempre più su tecnologie avanzate. L’intelligenza artificiale attira quasi 500 milioni di euro, raddoppiando in un anno e crescendo del 421% rispetto al 2021. In espansione anche le scienze della vita (341 milioni, +99%), l’HealthTech (283 milioni, +127%), i big data (260 milioni, +711%) e la cybersecurity (197 milioni, +275%).
L’ecosistema italiano conta oltre 14 mila imprese innovative, di cui circa 12 mila startup, che nel 2025 hanno generato 10 miliardi di euro di valore della produzione e occupato 62 mila persone.
Restano però criticità strutturali. Le exit sono scese a 22, in calo rispetto alle 31 del 2024, e ancora una volta non si registrano Ipo di società sostenute da venture capital. Anche la raccolta rallenta: nel 2025 sono stati raccolti circa 400 milioni di euro attraverso 9 fondi (-13%), con dimensioni ancora limitate rispetto ai principali mercati europei.
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