Venture Capital, Italia più matura ma lontana dai big internazionali

Nel 1° semestre 2026 813 milioni in 145 operazioni: calano le fasi iniziali, aumentano gli importi e l’AI spinge il mercato

Venture capital, Italia più matura ma lontana dai big internazionali© Shutterstock

In Italia startup e imprese innovative hanno raccolto 813 milioni di euro in 145 round nel primo semestre 2026. I dati dell’Osservatorio trimestrale sul Venture Capital in Italia, realizzato dalla banca d’investimento Growth Capital in collaborazione con Italian Tech Alliance, raccontano un mercato che non accelera sul numero di operazioni, ma mostra segnali di maggiore maturità nella dimensione degli investimenti.

Il secondo trimestre 2026 si è chiuso con 402 milioni investiti in 76 operazioni, contro i 411 milioni e i 69 round del primo trimestre. Non ci sono stati mega round nel Q2, ma al netto delle operazioni eccezionali il trimestre è indicato dal report come il secondo migliore di sempre. Pre-seed e Seed, cioè le operazioni nelle fasi più iniziali, continuano a rappresentare il cuore numerico dell’ecosistema, con il 59% dei round. I capitali, però, si concentrano altrove: Serie A e Serie B+ raccolgono insieme 550 milioni, pari al 68% degli investimenti, pur pesando solo il 21% delle transazioni. In altre parole, si fanno meno operazioni all’inizio, ma le società più strutturate raccolgono importi più consistenti.

L’Italia del venture capital è più matura, ma rincorre

Nel primo semestre di quest’anno l’Europa ha registrato 44 miliardi di euro investiti in 5.330 round, il livello più alto dal 2022. Il Regno Unito si conferma il principale hub del continente con 20 miliardi, pari al 46% degli investimenti europei, più di Francia, Germania, Svezia e Svizzera messe insieme.

La Francia ha raccolto 6,8 miliardi in 430 round, con capitali concentrati in operazioni più grandi nei settori AI, DeepTech e transizione energetica. La Spagna è arrivata a 1,3 miliardi in 160 round, confermando la ripresa avviata nel 2024. L’Italia, con 813 milioni in 145 operazioni, resta dunque sotto i principali mercati per scala, ma mostra alcuni tratti tipici degli ecosistemi più maturi: round medi più ampi, maggiore peso del late stage e crescita dei settori tecnologici più capital intensive.

Il divario si allarga se lo sguardo esce dall’Europa. Nel primo semestre 2026 gli Stati Uniti hanno raccolto 358 miliardi di euro in 9.647 round, mentre l’Asia è arrivata a 70 miliardi in 5.860 operazioni. L’AI è il motore comune, ma con intensità diverse: rappresenta il 60% dei capitali investiti in Europa e l’86% negli Stati Uniti. Anche in Italia il software, che include AI e Machine Learning, è il settore più attivo: raccoglie il 25% dei round e guida anche per ammontare investito, con 214 milioni.

La Top 5 dei round italiani

La classifica dei maggiori round italiani del primo semestre 2026 mostra un mercato in cui i capitali iniziano a concentrarsi su società più strutturate, ma con dimensioni ancora molto distanti da quelle dei leader europei e globali. In testa c’è Rent2Cash, unico mega round italiano del periodo, seguito da operazioni nei settori Smart City, Lifestyle, Software e DeepTech. Il round italiano di Rent2Cash vale 100 milioni: un importo rilevante per il mercato nazionale, ma lontanissimo dalle operazioni che oggi determinano il passo dei grandi hub internazionali. Nel semestre, i cinque maggiori deal europei vanno da 1,8 miliardi di Isomorphic Labs a 1,2 miliardi di Neura Robotics, passando per Nscale, Helsing e Stegra.

Le exit

Sul fronte delle uscite, il semestre italiano conta 14 exit, tutte tramite M&A. Il secondo trimestre migliora rispetto al primo, con 8 operazioni contro 6, ma il valore resta spesso non comunicato. Tra quelle con enterprise value disponibile figurano Factanza Media a 5,1 milioni, Valyrian Enterprise a 13 milioni, Casavo Agency a 1,2 milioni e Flatmates Agency a 10,8 milioni.

Il report di Growth Capital e Italian Tech Alliance non fornisce una classifica europea di exit direttamente confrontabile con quella italiana. Segnala però un tema comune al continente: il cosiddetto exit bottleneck, cioè la difficoltà di trasformare la crescita delle società in ritorni effettivi per investitori e fondatori. Su questo punto l’Italia non fa eccezione: le uscite aumentano, ma non indicano ancora un mercato pienamente liquido.

Il futuro del settore

La seconda parte dell’anno si apre con indicazioni prudentemente positive. Il valore degli investimenti italiani, al netto dei mega round, è in linea con il 2025 e il trend potrebbe consentire di superare il risultato di fine anno. Il VC Index di giugno 2026 scende a 5,3 dopo il picco di 6,1 di dicembre 2025, ma resta nell’area di stabilità.

Il nodo sarà trasformare i segnali di maturazione in continuità. Più round di dimensione significativa, maggiore presenza di Serie A e Serie B+, crescita di AI, software e DeepTech sono fattori favorevoli. Restano però criticità sul fronte delle uscite e su alcuni dossier normativi. Per Francesco Cerruti, direttore generale di Italian Tech Alliance, continua a pesare la “timidezza” della politica su dossier strategici come il ripristino dell’incentivo fiscale del 30% per gli investimenti in startup e Pmi innovative, i chiarimenti alla Legge annuale sulla Concorrenza e il Testo unico sulle startup.

In questa chiave il commento di Fabio Mondini de Focatiis, Founding Partner di Growth Capital, riassume il passaggio in corso: “meno operazioni nel Pre-Seed e Seed, ma dimensioni medie in significativa crescita e un ecosistema che sta maturando”.

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