La manifattura statunitense accelera e a luglio raggiunge il livello più alto da oltre quattro anni. Secondo l’Institute for Supply Management, l’indice Pmi è salito a 55,6 punti, dai 53,3 di giugno, segnando il settimo mese consecutivo di espansione. Il dato ha superato anche le attese degli economisti, ferme a 54 punti. A trainare la crescita sono stati soprattutto la produzione, salita a 58,5 punti, e i nuovi ordini, arrivati a 56,7. Migliora anche il mercato del lavoro: l’indice sull’occupazione è tornato sopra la soglia di espansione per la prima volta in 33 mesi.
Manifattura Usa spinta da ordini e intelligenza artificiale
La crescita ha coinvolto 15 comparti, tra cui apparecchiature elettriche, metalli, mezzi di trasporto, macchinari e prodotti informatici ed elettronici. A sostenere l’attività sono stati anche gli investimenti nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e gli ordini anticipati dalle imprese per evitare nuovi rincari e carenze. Il quadro resta però meno rassicurante sul fronte dei costi. L’indice dei prezzi pagati è sceso da 73 a 71,1 punti, ma rimane su livelli elevati. Le consegne dei fornitori hanno inoltre continuato a rallentare, segnalando tensioni nelle catene logistiche.
Come riportato dall’agenzia Reuters, il 62% dei commenti raccolti nell’indagine è stato negativo. A pesare sono soprattutto la volatilità dei prezzi, il conflitto in Medio Oriente, l’aumento dei tempi di consegna e i dazi. “Il costo di tutto ciò che entra dalla porta è aumentato da quando i prezzi del petrolio sono saliti”, ha osservato Carl Weinberg, capo economista di High Frequency Economics. Una parte di questi rincari potrebbe essere trasferita sui prezzi finali, mantenendo alta l’attenzione della Federal Reserve sull’inflazione.
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