Il miliardario statunitense Bill Ackman punta dritto a Universal Music Group, la più grande casa discografica al mondo. Il fondatore di Pershing Square ha messo sul tavolo un’offerta che valuta la major tra i 60 e i 64 miliardi di dollari, con l’obiettivo di acquisirne il controllo e rilanciarne il valore sul mercato.
L’operazione prevede una fusione con Pershing Square Sparc Holdings, veicolo già quotato, e il trasferimento della sede di quotazione da Amsterdam a Wall Street, scelta ritenuta cruciale per attrarre nuovi investitori e aumentare la liquidità del titolo.
I dettagli dell’offerta a Universal Music Group
La proposta si basa su un mix di contanti e azioni e valuta ogni titolo 30,40 euro, con un premio significativo rispetto ai prezzi di mercato. Agli azionisti verrebbero riconosciuti 5,05 euro in contanti per azione, per un esborso complessivo di 9,4 miliardi, mentre il resto arriverebbe tramite titoli della nuova società.
Universal Music rappresenta un obiettivo strategico grazie a un catalogo unico: circa 6.700 artisti, tra cui star globali come Taylor Swift, Eminem, Madonna e i Rolling Stones. Nel 2025 il Gruppo ha registrato ricavi per 12,5 miliardi di euro, con profitti superiori a 2,8 miliardi e dividendi vicini al miliardo.
Nonostante questi numeri, il titolo ha perso circa il 30% dalla quotazione del 2021, complice anche l’incertezza legata all’impatto dell’intelligenza artificiale sull’industria musicale.
La strategia di Ackman
Ackman, già azionista con circa il 4,7%, sostiene da tempo che Universal Music sia sottovalutata e che una quotazione negli Stati Uniti possa esprimerne meglio il potenziale. Il piano include anche modifiche alla governance, con l’ingresso di Michael Ovitz alla presidenza, e una politica di dividendi in crescita del 2% annuo.
Tuttavia, l’operazione si presenta complessa. Per essere approvata serve il via libera dei due terzi degli azionisti, un passaggio tutt’altro che scontato. Il principale ostacolo è rappresentato dalla famiglia Bolloré, che insieme a Vivendi e Tencent detiene una quota rilevante dei diritti di voto.
Il mercato ha reagito positivamente all’annuncio: il titolo Universal ha registrato rialzi a doppia cifra nelle prime contrattazioni, pur restando distante dalla valutazione proposta.
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