La Corte dei conti europea ha pubblicato un rapporto che mette in guardia l’Ue sulla sua capacità di assicurare entro il 2030 un approvvigionamento sicuro di materie prime critiche. Si tratta di elementi indispensabili per la transizione energetica, la tecnologia digitale e settori strategici come la difesa e l’automotive.
Queste materie prime – come il litio, il nichel, il cobalto, le terre rare e il rame – sono fondamentali per batterie, turbine eoliche, pannelli solari e semiconduttori. Tuttavia, almeno 10 su 26 sono importate totalmente da Paesi terzi, con una concentrazione preoccupante verso nazioni come Cina, Turchia e Cile.
I dettagli che preoccupano la Corte dei conti
Secondo l’audit della Corte, gli obiettivi fissati dalla normativa europea, come il Critical Raw Materials Act del 2024, sono ambiziosi ma ancora lontani dall’essere raggiunti. Nello specifico, la normativa europea prevede tre target principali per il 2030. Almeno il 10% del fabbisogno di materie prime critiche deve essere soddisfatto dall’estrazione interna. Inoltre, almeno il 40% deve derivare dalla trasformazione e dalla lavorazione interno all’Unione. Infine, minimo il 25% deve provenire dal riciclaggio di materiali usati.
Nel rapporto, però, emerge che la produzione interna attuale copre circa l’8% del fabbisogno, la trasformazione si attesta al 24% e il riciclaggio è fermo al 12%: tutti risultati inferiori ai target fissati.
La situazione è aggravata dalla scarsa diversificazione delle importazioni. Gli sforzi dell’Ue per aprire forniture alternative e creare partenariati strategici con altri Paesi non hanno ancora prodotto risultati significativi. Anzi, per alcune materie prime critiche gli approvvigionamenti, negli ultimi anni, sono diminuiti.
Il contesto che non va sottovalutato
Questa fragilità non è solo un tema industriale. Comporta rischi geopolitici e competitivi per il futuro economico dell’Europa. Paesi come gli Stati Uniti hanno annunciato programmi di ampio respiro, come un fondo da 12 miliardi di dollari per materie prime critiche, per ridurre la dipendenza dall’estero.
Per molti osservatori – senza un’accelerazione sostanziale degli investimenti in estrazione, capacità di trasformazione, riciclo e innovazione tecnologica – gli obiettivi per il 2030 rischiano di restare irraggiungibili, con conseguenze dirette sulla transizione verde della comunità e sulla sua autonomia strategica.
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