Dal 1° luglio 2026, l’Ue introdurrà un dazio doganale fisso di 3 euro sui piccoli pacchi importati dai Paesi extracomunitari – nella maggior parte dei casi tramite e-commerce – con valore inferiore a 150 euro. La decisione è stata approvata formalmente dal Consiglio dell’Unione europea, che ha definito le nuove regole doganali nell’ambito della riforma complessiva delle procedure commerciali e di controllo alle frontiere.
La misura interviene in un contesto in cui il boom del commercio online ha saturato i flussi di merci a basso valore che entrano nel Vecchio Continente senza alcun dazio, creando condizioni di concorrenza percepite come sleali verso i venditori europei. Secondo i dati istituzionali, nel 2024 sono entrati oltre 4,6 miliardi di pacchi di questo tipo, con circa il 91% delle spedizioni provenienti dalla Cina.
Tutti i dettagli sui dazi che colpiscono l’e-commerce
Il nuovo dazio abolirà la storica esenzione per i pacchi inferiori a 150 euro, attualmente in vigore, con l’obiettivo di proteggere il commercio interno, ridurre il rischio di frodi, rafforzare i controlli sulla sicurezza dei prodotti e mitigare problemi ambientali associati alla gestione di volumi così elevati di piccoli pacchi.
Una caratteristica importante della normativa è che il dazio Ue di 3 euro si applicherà per ciascuna categoria di articolo contenuta nei singoli piccoli pacchi gestiti tramite e-commerce, secondo le voci tariffarie doganali. Ciò significa che un pacco con due prodotti diversi potrebbe essere soggetto a un dazio di 6 euro, e così via.
La misura temporanea resterà in vigore fino all’entrata in funzione del nuovo EuCustoms Data Hub, previsto nell’ambito di una riforma più ampia delle regole doganali dell’Unione, attesa per il 2028. A quel punto l’applicazione dei dazi tornerà ai criteri ordinari basati sulle tariffe specifiche dei singoli prodotti.
L’introduzione della tariffa comunitaria ha implicazioni non solo per le imprese internazionali di vendita online – incluse grandi piattaforme come Temu e Shein – ma anche per i consumatori, che potrebbero vedere un aumento dei costi finali sugli acquisti internazionali di basso valore. Inoltre, gli Stati membri tratterranno parte dei dazi per coprire i costi di riscossione, contribuendo alle finanze pubbliche.
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