L’apparente distensione sui dazi non è bastata a ricucire il clima tra Stati Uniti ed Europa. Dopo giorni di minacce e incertezza, Donald Trump ha annunciato a Davos la sospensione delle tariffe previste dal 1° febbraio contro otto Paesi europei, in risposta alla partecipazione di questi ultimi a un’esercitazione militare in Groenlandia. La decisione, comunicata in serata via social, ha attenuato la pressione sui mercati e congelato, almeno per ora, l’eventualità di uno scontro commerciale transatlantico.
Il dietrofront è arrivato dopo un colloquio con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, nel quale, come si evidenzia in un articolo del Sole 24 Ore, sarebbe stato delineato un possibile quadro di intesa sull’Artico. I termini dell’accordo restano generici, ma le autorità statunitensi hanno parlato di cooperazione futura, escludendo esplicitamente l’uso della forza. L’obiettivo americano resta quello di ottenere un ruolo strategico nella regione, anche attraverso il progetto Golden Dome.
Dazi sospesi, ma il dialogo resta complesso
La revoca dei dazi è stata accolta con sollievo dai governi europei. Tuttavia, il Consiglio europeo straordinario – convocato proprio per discutere della questione – è stato confermato. La tensione si riflette anche sul piano commerciale. Il Parlamento europeo ha formalizzato la sospensione della ratifica dell’accordo economico siglato la scorsa estate tra Bruxelles e Washington, una decisione maturata come prima reazione alle pressioni americane. Sul tavolo resta anche l’ipotesi, per ora non attuata, di attivare lo “strumento anti-coercizione” della Commissione.
Lutnick-Lagarde, frizione in pubblico durante il Forum
Sul piano istituzionale, a Davos si è registrato un momento particolarmente significativo. Durante una cena organizzata dal World Economic Forum, Howard Lutnick, segretario al Commercio degli Stati Uniti, ha criticato le politiche economiche e ambientali europee, definendo l’Unione un continente «sempre meno competitivo». Le sue parole, indirizzate indirettamente anche a Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, hanno suscitato reazioni tra i presenti.
Come ricostruito in un articolo del Financial Times, Lagarde ha lasciato la sala senza commentare, mentre alcuni ospiti avrebbero espresso disappunto per i toni utilizzati. Lutnick aveva già anticipato la propria posizione in un editoriale sul quotidiano britannico, dichiarando che la delegazione americana non era a Davos per sostenere lo status quo, ma per sfidarlo apertamente.
Il giorno successivo, Lagarde ha definito l’accaduto un segnale da non sottovalutare. «È uno dei campanelli d’allarme più forti ricevuti dall’Europa», ha affermato, sottolineando la necessità per l’Ue di considerare anche un piano B nel caso in cui le relazioni transatlantiche non dovessero normalizzarsi. L’incertezza, secondo la presidente della Bce, è oggi la principale minaccia per gli investimenti e per la crescita economica dell’area euro.
La fiducia dei mercati resta fragile
Secondo quanto riportato da La Stampa, la sospensione dei dazi ha favorito un rimbalzo positivo sui mercati. Il dollaro si è rafforzato, i rendimenti dei Treasury americani sono aumentati e la volatilità si è ridotta, almeno temporaneamente. Tuttavia, il contesto resta incerto: l’impressione, diffusa tra gli investitori, è che l’attuale fase sia solo una tregua di breve durata.
Secondo molti osservatori, la distanza tra Washington e i principali attori della finanza globale si sta ampliando. A Davos diversi operatori hanno espresso perplessità sul quadro di riferimento attuale. Le politiche americane sono percepite come sempre meno prevedibili e meno ancorate a logiche multilaterali, un elemento che pesa sulle decisioni di investimento.
Il discorso di Trump al World Economic Forum ha alternato dichiarazioni aggressive a momenti di apertura. Dopo aver definito l’Europa un continente “ingrato” e aver criticato le scelte ambientali del Vecchio Continente, il presidente ha ribadito il proprio interesse strategico per la Groenlandia, parlando della possibilità di nuovi negoziati. Solo più tardi ha annunciato la sospensione delle tariffe. Una decisione che, secondo diversi analisti, riflette anche la pressione esercitata dai mercati e dai partner economici americani.
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