Il cielo si prepara a diventare una nuova frontiera anche per il fisco con le tasse spaziali: con la crescita delle attività commerciali in orbita e l’avvicinarsi di progetti legati allo sfruttamento delle risorse extraterrestri, emerge una domanda destinata a diventare sempre più concreta: chi dovrà tassare la ricchezza prodotta oltre la Terra e secondo quali regole?
Il tema è al centro di uno studio del Laboratorio dell’Eurispes sulle politiche fiscali e tributarie, coordinato da Giovambattista Palumbo. Il rischio evidenziato è che l’economia spaziale possa trasformarsi, in assenza di una normativa adeguata, in una sorta di paradiso fiscale per pochi operatori, creando nuove disparità tra Paesi capaci di investire nella corsa allo spazio e Stati rimasti ai margini.
Dallo spazio ai satelliti: cosa potrebbe essere tassato
La questione delle tasse spaziali che verrebbero controllate dal fisco non riguarda soltanto scenari futuristici. Le attività economiche in orbita comprendono già servizi satellitari, telecomunicazioni e infrastrutture tecnologiche, mentre nel prossimo futuro potrebbero acquisire maggiore rilevanza il turismo spaziale, lo space mining e persino la realizzazione di server o altre infrastrutture direttamente sulla Luna o su asteroidi.
Il problema nasce dal fatto che il sistema fiscale tradizionale è costruito intorno a concetti come territorio, residenza e giurisdizione nazionale. Questi riferimenti diventano molto più difficili da applicare quando l’attività economica si svolge a centinaia o milioni di chilometri dalla Terra.
L’Eurispes propone quindi di ragionare su una possibile Space Tax Law globale, capace di stabilire criteri comuni per distribuire i proventi generati dalla nuova Space Economy. L’obiettivo sarebbe evitare che la competizione fiscale tra Stati si trasferisca oltre l’atmosfera.
Il nodo del diritto internazionale, cosa cambierebbe
La sfida fiscale si intreccia con quella giuridica. L’Outer Space Treaty del 1967, il principale riferimento del diritto internazionale spaziale, stabilisce che lo spazio extra-atmosferico e i corpi celesti non possono essere oggetto di appropriazione nazionale. Il trattato prevede inoltre che l’esplorazione e l’utilizzo dello spazio debbano avvenire nell’interesse di tutti i Paesi.
Questo non significa, però, che le future attività economiche siano automaticamente prive di regole. Il trattato attribuisce agli Stati responsabilità sulle attività spaziali condotte anche da soggetti non governativi, rendendo necessario un sistema di autorizzazione e supervisione.
La vera partita, dunque, sarà costruire regole fiscali internazionali prima che l’economia spaziale raggiunga una dimensione tale da rendere difficile intervenire. La corsa allo Spazio non è più soltanto scientifica o geopolitica: sempre più rapidamente sta diventando anche una questione economica e tributaria.
© Riproduzione riservata
© Shutterstock




