Stretta sui finti prodotti artigianali: controlli e sanzioni fino a 25 mila euro

Stretta sui finti prodotti artigianali: controlli e sanzioni fino a 25 mila euro© skynesher/iStockPhoto

Dal 7 aprile 2026 entra ufficialmente in vigore una nuova normativa che punta a contrastare l’uso improprio del termine “artigianale”, spesso sfruttato a fini di marketing senza reali garanzie di qualità o lavorazione manuale. La misura, sostenuta dalla Cna – acronimo che sta per Confederazione Nazionale dell’Artigianato -, rappresenta un passo importante verso una maggiore trasparenza per consumatori e imprese che difendono i prodotti artigianali.

Le nuove norme per contrastare il finto artigianato

Secondo quanto comunicato, l’utilizzo scorretto della dicitura “artigianale” comporterà sanzioni pesanti: fino all’1% del fatturato annuo, con una multa minima fissata a 25 mila euro. L’obiettivo è scoraggiare pratiche ingannevoli e valorizzare i veri prodotti artigianali. Si vuole salvaguardare il lavoro fatto di competenze, manualità e tradizione.

La norma nasce all’interno della legge annuale per le pmi e introduce criteri più stringenti sull’uso del termine, che non potrà più essere utilizzato liberamente in pubblicità, marchi o insegne senza un reale fondamento produttivo. In altre parole, non basterà evocare l’artigianalità: sarà necessario dimostrarla.

Dal gelato alla moda: cosa cambia

Gli esempi forniti dal Cna sono emblematici. Il cosiddetto “gelato artigianale” non potrà più essere semplicemente il risultato di preparati industriali. Dovrà nascere in un laboratorio, attraverso un processo reale fatto di selezione e lavorazione degli ingredienti.

Allo stesso modo, anche settori come l’arredamento e la moda sono coinvolti. Un tavolo “artigianale” dovrà essere effettivamente realizzato da un artigiano, così come un abito sartoriale non potrà essere prodotto in serie e poi etichettato come tale.

Più trasparenza, ma restano alcune criticità

La riforma sui prodotti artigianali rappresenta una vittoria storica per le associazioni di categoria, che da anni chiedevano regole più chiare. Tuttavia, alcuni osservatori sottolineano che la normativa non definisce nel dettaglio cosa renda un prodotto “artigianale” dal punto di vista qualitativo o dei processi produttivi.

In pratica, la legge stabilisce chi può usare il termine, ma non entra ancora nel merito di come debba essere realizzato un prodotto per essere considerato autenticamente artigianale.

Nonostante i limiti, la stretta rappresenta un segnale forte: il tempo delle etichette facili sembra finito. Per le imprese sarà fondamentale adeguarsi rapidamente, mentre per i consumatori si apre la possibilità di scegliere con maggiore consapevolezza. La sfida, ora, sarà garantire controlli efficaci e aggiornare ulteriormente la normativa per tutelare davvero il valore dell’artigianato italiano.

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