La pausa estiva si chiude e per Stellantis riparte anche la produzione negli stabilimenti italiani di Pomigliano d’Arco e Mirafiori. La riapertura arriva in un mercato dell’auto ancora fragile, ma caratterizzato da segnali di recupero rispetto ai difficili anni 2024 e 2025.
Per il 2026 l’industria italiana punta a riportare la produzione a circa 300 mila autovetture, mentre la concorrenza dei costruttori cinesi aumenta la pressione sui marchi europei.
I piani di Stellantis
A Pomigliano il ritorno al lavoro coinvolge 3.750 dipendenti, tutti interessati dal contratto di solidarietà. La misura riflette il rallentamento dei volumi della Pandina, che rimane comunque il modello più venduto sul mercato italiano, e la progressiva riduzione della produzione dell’Alfa Romeo Tonale. Il modello del Biscione sarà infatti affiancato e successivamente sostituito dal nuovo C-SUV assegnato a Melfi.
Il futuro del sito campano guarda però oltre la Panda. Stellantis ha annunciato l’arrivo della nuova piattaforma E-Car, con l’avvio delle attività nell’area destinata alle future vetture elettriche compatte. La produzione dei nuovi modelli è prevista dal 2028.
A Mirafiori, invece, il protagonista è la nuova Fiat 500 ibrida, affiancata dalla versione elettrica. L’obiettivo indicativo di 100mila vetture all’anno appare però difficile da raggiungere nelle attuali condizioni di mercato. Stellantis ha confermato che il target dipenderà dall’andamento della domanda.
Le prospettive future
Il rilancio dello storico impianto torinese passa quindi anche dalla capacità di aumentare i volumi e assicurare una seconda gamba produttiva. Dal 2027 è inoltre previsto un aggiornamento della 500 elettrica con nuove batterie, mentre dal 2030 arriverà una nuova generazione del modello con più varianti.
Restano aperti, nel frattempo, i dossier di Melfi, Cassino, Alfa Romeo e Maserati. Per Melfi la priorità è trasformare l’avvio dei nuovi modelli in continuità produttiva, superando le difficoltà nella fornitura dei componenti.
La ripartenza di Pomigliano e Mirafiori rappresenta dunque un segnale positivo, ma non ancora una svolta. Il vero banco di prova sarà la capacità di Stellantis di trasformare i nuovi modelli e gli investimenti annunciati in volumi, competitività e occupazione stabile.
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