Il 2025 conferma la frenata dell’ecosistema italiano dell’innovazione. Le nuove iscrizioni al Registro delle Imprese sono scese da 2.027 a 1.986, con una flessione del 2% rispetto al 2024. Il numero complessivo delle startup innovative si è attestato a 11.820 unità, in calo del 2,7% sull’anno precedente e del 19% rispetto al picco raggiunto nel 2021.
La fotografia arriva dall’Osservatorio Startup Innovative di Cerved e descrive un sistema meno ampio rispetto alla fase di espansione del quinquennio 2017-2021, quando le imprese erano cresciute del 69%. Dal 2022, invece, la traiettoria si è invertita, anche per l’irrigidimento degli standard competitivi, la selezione naturale delle iniziative meno sostenibili, un quadro macroeconomico più complesso e un funding nazionale ancora sottodimensionato.
Startup innovative, Nord e digitale guidano la mappa
La concentrazione territoriale resta uno dei tratti più evidenti. Il 56% delle startup innovative ha sede nel Nord Italia, con la Lombardia che da sola pesa per il 31% e Milano per il 23%. Il Centro si ferma al 20%, con Roma seconda provincia per rilevanza, mentre Sud e Isole valgono circa il 25%, trainati da Napoli, Bari e Salerno.
Anche le nuove nate confermano la polarizzazione. Nel 2025 il 58% delle nuove startup è nato al Nord: il 30% in Lombardia, l’8,4% in Emilia–Romagna, il 6,4% in Piemonte e il 6,1% in Veneto. Nel Centro spicca il Lazio, salito al 13,2% dall’11,6% del 2024. Al Sud pesa invece il forte arretramento della Campania, passata dall’11% al 6% delle nuove iscrizioni.
Sul piano settoriale, il baricentro è sempre più digitale. Oggi il 61% delle startup innovative opera nei servizi informatici e nello sviluppo software, mentre il 13% è attivo nella ricerca e sviluppo. Tra le imprese nate nel 2025, quasi il 70% si concentra nei servizi IT e il 58,7% nella sola produzione di software. Rispetto al 2024, il software cresce di 99 unità, mentre arretrano i portali web, con 18 unità in meno, e la consulenza ICT, in calo di 42.
L’analisi semantica condotta da Cerved sui progetti nati nel biennio 2024-2025 individua quattro direttrici principali: Piattaforme & SaaS, pari al 29% delle nuove startup, AI & Data Analytics, anch’essa al 29%, IoT, embedded & edge technologies al 15%, e manifattura avanzata e materiali all’8%.
L’intelligenza artificiale trova applicazione in ambiti diversi, dalla manifattura all’healthcare, fino al retail e ai media. Restano invece più marginali la cybersecurity e alcuni settori ad alto impatto industriale, tecnologico e scientifico, come energia, materiali avanzati, agroalimentare tech e deeptech. È proprio qui che emerge uno dei nodi indicati dall’Osservatorio: il dominio del digitale può ridurre la capacità del sistema di generare innovazione in comparti strategici per la trasformazione industriale.
Meno leadership femminile nelle startup innovative
Sul fronte della governance, la presenza femminile mostra segnali di arretramento. Dopo una crescita proseguita fino al 2023, quando le startup con almeno una donna nei ruoli decisionali erano il 25,7%, nel 2025 la quota è tornata al 23%, sui livelli del 2020. Le Ceo donna rappresentano circa il 17% del totale, contro il 19% registrato nel 2023.
Le imprenditrici risultano più presenti in ambiti come Health & Wellness e nei settori Esg, mentre sono meno rappresentate nella manifattura industriale e nelle tecnologie deeptech. Il quadro complessivo è quindi quello di un ecosistema ancora dinamico, ma più selettivo, più concentrato e meno diffuso rispetto alla stagione del boom.
Per sostenere la crescita nei prossimi anni, l’Osservatorio indica alcune condizioni decisive: ampliare la base dei settori industriali coinvolti, rafforzare investimenti e servizi di supporto nelle regioni meno servite, favorire la diversificazione dei team imprenditoriali e accelerare la transizione verso tecnologie complesse e ad alto impatto.
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