Lasciare i soldi sul conto corrente può sembrare la scelta più prudente, soprattutto in periodi di incertezza economica. Ma la liquidità non remunerata ha un costo. Anche quando il saldo nominale non diminuisce, il denaro può perdere progressivamente potere d’acquisto a causa dell’inflazione. È il tema al centro di una ricerca Invesco-Cebr sul comportamento dei risparmiatori in Italia, Germania e Regno Unito.
Il problema riguarda in particolare le somme lasciate ferme per lunghi periodi su conti che offrono interessi molto bassi o nulli. Se i prezzi aumentano, infatti, la stessa quantità di denaro permette di acquistare meno beni e servizi rispetto al passato. La perdita, quindi, non si manifesta necessariamente con un addebito sull’estratto conto, ma attraverso la riduzione del valore reale dei risparmi.
Il peso dell’inflazione sui risparmi
L’inflazione rappresenta uno dei principali fattori da considerare quando si decide come gestire la liquidità. Un esempio aiuta a comprendere il meccanismo: con un’inflazione del 2%, 20.000 euro mantenuti senza rendimento perderebbero circa 400 euro di potere d’acquisto in un anno, a parità di prezzi relativi e senza considerare eventuali costi bancari.
Negli ultimi anni l’effetto dei soldi fermi sul conto corrente è stato ancora più evidente. Un’analisi della Banca d’Italia pubblicata nel 2026 segnala che 20.000 euro lasciati fermi in banca dal 2022 avrebbero perso oltre l’11% del loro potere d’acquisto, proprio per effetto dell’inflazione.
Conto corrente e investimento non sono la stessa cosa
Il conto corrente resta indispensabile per gestire entrate, pagamenti e spese impreviste. Bankitalia ricorda infatti l’importanza di scegliere il conto sulla base delle proprie esigenze e di confrontare condizioni e costi dei diversi istituti.
Il punto, quindi, non è eliminare la liquidità delle banche, ma evitare di mantenere sul conto più denaro di quanto sia necessario per la gestione quotidiana e per una riserva di emergenza. Per somme che non servono nel breve periodo esistono strumenti diversi, dai conti deposito ai titoli di Stato e agli investimenti finanziari. Ciascuno con caratteristiche, rischi, costi e orizzonte temporale differenti. La scelta dipende dalla situazione individuale: non esiste una soluzione valida per tutti. L’obiettivo dovrebbe essere trovare un equilibrio tra disponibilità immediata, sicurezza e protezione del potere d’acquisto.
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