La siccità rischia di trasformarsi in un costo sempre più pesante per l’economia italiana. Secondo uno studio del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e del Politecnico di Milano, nello scenario di un aumento della temperatura globale di 2 °C rispetto ai livelli della fine dell’Ottocento, una crisi idrica pluriennale potrebbe provocare nel nostro Paese perdite fino a 74 miliardi di euro, pari a circa il 4% del Pil, e mettere a rischio circa 960mila posti di lavoro.
Il dato assume particolare rilievo se confrontato con gli effetti già osservati. Tra il 2015 e il 2018, un periodo caratterizzato da una grave siccità pluriennale, l’Italia ha subito una perdita stimata in 24,3 miliardi di euro, equivalente a 1,45 punti percentuali di crescita del Pil pro capite. Nello stesso periodo sarebbero andati persi circa 330 mila posti di lavoro. In uno scenario climatico più caldo, dunque, il danno economico potrebbe triplicare.
I settori maggiormente a rischio
La siccità non colpisce soltanto l’agricoltura. La scarsità d’acqua può ridurre la produzione agricola e industriale, compromettere la disponibilità di energia idroelettrica e frenare gli investimenti. Gli effetti, inoltre, possono protrarsi anche dopo la fine dell’evento climatico, perché la riduzione della capacità produttiva e degli investimenti può lasciare conseguenze sull’economia per diversi anni.
Il fenomeno assume quindi una dimensione sistemica. L’acqua rappresenta infatti una risorsa essenziale per numerosi comparti produttivi e la sua scarsità può generare conseguenze a catena, dalla riduzione dell’offerta di beni all’aumento dei costi per imprese e consumatori.
Anche il settore energetico è esposto. I dati diffusi da Confartigianato sulla base delle informazioni Terna mostrano che nel giugno 2026 la produzione idroelettrica italiana è diminuita del 23,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, dopo il -38,5% registrato a maggio.
Lo studio evidenzia quindi quanto la gestione della risorsa idrica sia diventata una questione economica oltre che ambientale. Investimenti nelle infrastrutture, maggiore efficienza nell’utilizzo dell’acqua e strategie di adattamento climatico possono diventare strumenti decisivi per ridurre i danni e proteggere la competitività del sistema produttivo italiano.
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