Shrinkflation, dal 15 luglio nuove regole: cosa cambia

Istat, aumentano i prezzi del carrello spesa: +3,2% a luglio 2025© Shutterstock

Dal 15 luglio entrano in vigore in Italia le nuove disposizioni contro la shrinkflation, la pratica con cui un produttore riduce la quantità di un prodotto mantenendo invariati, o addirittura aumentando, il prezzo di vendita. Si tratta di un fenomeno sempre più diffuso nel settore dei beni di largo consumo, che negli ultimi anni ha interessato alimenti, bevande, prodotti per l’igiene personale e articoli per la casa.

L’obiettivo delle nuove regole è aumentare la trasparenza nei confronti dei consumatori, anche se il provvedimento ha già suscitato critiche da parte delle associazioni di settore, che lo ritengono meno incisivo rispetto alla versione inizialmente prevista.

Cosa cambia dal 15 luglio 2026

Nella versione originaria della norma sulla shrinkflation era previsto l’obbligo di riportare direttamente sulla confezione una dicitura che informasse il consumatore della riduzione della quantità del prodotto rispetto alla confezione precedente.

Questa soluzione, tuttavia, è stata eliminata durante l’iter di approvazione del decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Al suo posto è stato introdotto un sistema di comunicazione lungo tutta la filiera commerciale.

In pratica, quando un produttore riduce la quantità nominale di un prodotto senza modificare in modo proporzionale il prezzo, dovrà trasmettere una comunicazione standardizzata ai distributori e ai rivenditori. Saranno poi questi ultimi, sia nei negozi fisici sia attraverso i canali online, a rendere disponibili le informazioni ai consumatori.

Le comunicazioni dovranno indicare la variazione della quantità del prodotto e la percentuale dell’aumento di prezzo riconducibile proprio alla diminuzione del contenuto.

Deriva shrinkflation: l’inflazione occulta

Cos’è la shrinkflation

Il termine shrinkflation nasce dall’unione delle parole inglesi shrink (ridurre) e inflation (inflazione). È una strategia commerciale che consiste nel diminuire peso, volume o numero di pezzi contenuti in una confezione senza una corrispondente riduzione del prezzo.

Il risultato è un aumento ‘nascosto’ del prezzo unitario, spesso poco percepibile dal consumatore, soprattutto quando confezione, grafica e prezzo esposto rimangono invariati.

Secondo il Codacons, il fenomeno interessa un mercato del valore di circa 120 miliardi di euro e può tradursi in rincari occulti medi compresi tra il 10% e il 18%, con punte che in alcuni casi arrivano fino al 40%.

La shrinkflation riguarda numerose categorie merceologiche. Tra i prodotti maggiormente interessati figurano cereali per la colazione, yogurt, biscotti, snack, gelati, bibite, passate di pomodoro e birra. Ma il fenomeno coinvolge anche prodotti non alimentari come detersivi, carta igienica, shampoo, bagnoschiuma e dentifrici. Naturalmente non interessa tutti i marchi, ma solo alcune aziende e specifiche referenze.

Le critiche delle associazioni dei consumatori

Il Codacons ha accolto con favore l’introduzione di una disciplina dedicata al fenomeno, ma ha definito le nuove misure “annacquate e poco incisive”. L’associazione ritiene infatti che l’eliminazione dell’obbligo di indicare chiaramente la riduzione della quantità direttamente sulla confezione renda più difficile per i consumatori accorgersi delle modifiche.

L’associazione richiama inoltre l’attenzione su un altro fenomeno emergente, definito skimpflation: anziché ridurre la quantità, alcune aziende potrebbero contenere i costi abbassando la qualità delle materie prime o dei servizi offerti, senza modificare il prezzo finale. Un esempio può essere la sostituzione di ingredienti più pregiati con alternative meno costose.

Più trasparenza, ma resta fondamentale confrontare i prezzi

Le nuove regole rappresentano un passo avanti nella tutela dei consumatori, ma non eliminano completamente il rischio di aumenti poco evidenti. Per questo motivo resta importante controllare sempre il prezzo al chilo o al litro riportato sugli scaffali, confrontare la grammatura delle confezioni e verificare eventuali variazioni rispetto agli acquisti precedenti.

La maggiore trasparenza prevista dalla normativa potrà aiutare i consumatori a compiere scelte più consapevoli, ma la capacità di confrontare quantità e prezzi continuerà a essere uno degli strumenti più efficaci per difendersi dagli effetti della shrinkflation.

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