La crescita c’è, ma non è per tutti. Nel comparto italiano dell’arredo-illuminazione il 2025 segna una linea di demarcazione sempre più netta tra chi riesce ad avanzare e chi resta indietro. Dopo un anno chiuso con una dinamica contenuta, le imprese guardano al 2026 con aspettative ancora positive ma prudenti: +0,8% delle vendite e +0,2% dell’export, in un contesto internazionale instabile che accentua le differenze.
Il dato medio, come emerge dall’indagine sul settore dell’Area Studi Mediobanca, nasconde una forte selettività. Le imprese con fatturato superiore ai 100 milioni registrano performance nettamente migliori, con +3,1% delle vendite e +3,3% dell’export, mentre le realtà medio-piccole continuano a segnalare difficoltà sia sul mercato interno sia all’estero.
Anche il territorio accentua le differenze. Il Nord Est si conferma l’area più dinamica, mentre il Nord Ovest mostra segnali di debolezza nel 2025, pur con attese di recupero nel 2026. Il Centro-Sud evidenzia invece una crescita più contenuta ma positiva, con prospettive tra le più favorevoli per il 2026. Le imprese inserite nei distretti industriali performano meglio di quelle isolate, a conferma del valore delle filiere integrate.
Questa polarizzazione si riflette anche nei mercati esteri. L’Europa resta il principale sbocco, con oltre il 65% dell’export, ma si registrano andamenti divergenti tra Paesi in crescita e mercati in contrazione.
Il mercato statunitense resta centrale: il 69% delle imprese esporta negli Stati Uniti. Di fronte ai dazi, però, prevalgono strategie difensive. Il 44,7% delle aziende dichiara di aver mantenuto i prezzi senza perdere volumi, mentre un ulteriore 34% ha scelto di difendere i listini accettando un calo delle quantità vendute.
Governance e capitale: prevale la continuità
Le diseguaglianze del settore si intrecciano con un modello di governance ancora fortemente tradizionale. Il 56,3% delle imprese è controllato da una singola famiglia, quota che sale vicino all’80% considerando i legami parentali.
Questo assetto garantisce stabilità e radicamento territoriale, ma si accompagna a un’apertura limitata al capitale: solo il 17,3% delle aziende si dichiara pronto ad accogliere nuovi investitori. Quando accade, la preferenza va a partner industriali, segno di una crescita che resta cauta e selettiva.

Capitale umano, il vero collo di bottiglia
A rendere ancora più marcate le differenze contribuisce il tema delle competenze. Il settore si scontra con una carenza diffusa: il 62,3% delle imprese segnala skill gap, mentre il 69,6% fatica a reperire competenze tecniche specialistiche.
Il problema non è solo quantitativo ma qualitativo, e spinge l’80% delle aziende a ricorrere a manodopera straniera. La difficoltà nel trovare personale qualificato diventa così un vincolo strutturale che penalizza soprattutto le imprese meno organizzate.
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Visitatori alla mostra When apricots blossom, promossa dalla Uzbekistan Art and Culture Development Foundation, durante la Milan Design Week 2026 a Palazzo Citterio, il 19 aprile a MilanPhoto by Emanuele Cremaschi/Getty Images




