Il boom dell’intelligenza artificiale può trasformarsi in una maxi ricompensa per i lavoratori della divisione semiconduttori di Samsung. Dopo l’accelerazione dei conti legata alla domanda di memorie per data center e modelli di AI, il Gruppo sudcoreano ha collegato una quota dei compensi agli utili. Secondo le stime circolate, i bonus medi potrebbero arrivare fino a 600 milioni di won, poco più di 400 mila dollari per lavoratore.
Il premio riguarda il personale della divisione semiconduttori, dopo l’accordo raggiunto a maggio con il sindacato del comparto. Un meccanismo analogo è stato adottato anche dalla rivale SK Hynix, confermando quanto la corsa ai chip stia cambiando non solo i bilanci delle grandi aziende tecnologiche, ma anche il potere contrattuale di chi lavora nella filiera.
L spinta degli utili
La base dei premi è nei numeri del secondo trimestre del 2026. Samsung Electronics ha comunicato stime finanziarie con fatturato consolidato a circa 171 trilioni di won e utile operativo consolidato a circa 89,4 trilioni di won, sulla base dei principi contabili K-IFRS.
Il confronto con l’anno precedente misura la dimensione del salto. Nel secondo trimestre del 2025, il gruppo aveva registrato 74,57 trilioni di won di ricavi e 4,68 trilioni di won di utile operativo. L’utile atteso oggi è quindi quasi 19 volte superiore. Anche rispetto al primo trimestre del 2026, chiuso con 133,87 trilioni di won di fatturato e 57,23 trilioni di won di utile operativo, la crescita resta molto sostenuta.
A trainare i conti è soprattutto la domanda di chip di memoria, indispensabili per alimentare i data center costruiti a supporto dell’intelligenza artificiale. Secondo quanto pubblicato dal Corriere della Sera, Kim Yong-Kwan, presidente e capo della strategia della divisione Device Solutions di Samsung, ha detto ai dipendenti che il profitto che quest’anno realizzerà la sola divisione chip «supererà tutto quello generato nei circa quarant’anni precedenti di attività nei semiconduttori».
La Borsa guarda oltre i conti record
Il paradosso è che numeri così forti non hanno eliminato i dubbi degli investitori. Il mercato si interroga sulla sostenibilità del boom, perché la spinta arriva soprattutto dalla domanda di microprocessori e memorie legata all’intelligenza artificiale, più che dalle attività tradizionali come smartphone, televisori ed elettrodomestici.
L’8 luglio, Samsung Electronics era arrivata a perdere fino al 10% in Borsa, per poi ridurre il calo al 6,9%, mandando in fumo quasi 87,5 miliardi di dollari di capitalizzazione. Le vendite avevano coinvolto anche altri titoli del settore: Asml aveva ceduto il 7,3%, Stm l’8%, Infineon il 7,6%, mentre Asm International e Be Semiconductor avevano perso circa il 7% ciascuna e Soitec era arrivata a lasciare sul terreno fino al 17%. Gli investitori vogliono capire se la domanda legata all’AI potrà sostenere margini così elevati ancora a lungo o se il settore stia già incorporando aspettative troppo ambiziose.
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