La ricchezza delle famiglie italiane cresce, ma molto meno rispetto alle principali economie dell’area euro e si concentra sempre più nelle fasce più abbienti. A fine 2025 il patrimonio netto complessivo ha raggiunto 11.333 miliardi di euro, con un aumento del 22,8% rispetto al 2015. Nello stesso periodo la crescita è stata dell’87,3% in Germania, del 56,6% in Spagna e del 42% in Francia. È quanto emerge dall’Osservatorio sulla ricchezza delle famiglie della Fondazione Fiba di First Cisl, costruito principalmente sui dati Bce ed Eurostat.
La conseguenza è anche una perdita di peso dell’Italia sulla ricchezza complessiva dell’Eurozona: la quota delle famiglie italiane è scesa dal 21,7% del 2015 al 16,5% del 2025. Dei 2.107 miliardi di incremento registrati nel decennio, circa 937 miliardi sono arrivati da azioni non quotate e altri titoli di capitale, posseduti per il 98,3% dal 10% più ricco delle famiglie.
Come si concentra la ricchezza delle famiglie italiane
La polarizzazione è uno degli elementi più netti dello studio. Nel 2010 il 10% più ricco deteneva il 52% della ricchezza netta complessiva; nel 2025 la quota è salita al 60,6%. Ancora più marcato il movimento al vertice: il 5% più abbiente è passato dal 39,9% al 50,2% in quindici anni. Il 50% meno abbiente dispone invece soltanto del 7,3% della ricchezza.
Anche le attività finanziarie mostrano una forte concentrazione. Il 10% più ricco possiede il 43,4% dei depositi, il 76,7% dei titoli di debito, il 93,3% delle azioni quotate, l’82,5% dei fondi comuni e il 98,3% delle azioni non quotate e delle altre partecipazioni. La distribuzione è quindi particolarmente squilibrata proprio negli strumenti maggiormente collegati alla partecipazione ai mercati finanziari.
Il divario con l’Europa passa anche dai redditi e dalla capacità di risparmio. Tra il 2015 e il 2025 il reddito disponibile lordo delle famiglie italiane è aumentato del 28,4%, contro il 48,3% della Germania, il 41,1% della Francia e il 53,8% della Spagna. Il tasso di risparmio lordo italiano si è fermato nel 2025 al 10,7%, sotto la media dell’area euro del 14,32% e inferiore a Germania, Francia e Spagna.
Per Riccardo Colombani, segretario generale nazionale First Cisl, il rischio è che senza crescita, investimenti e retribuzioni più elevate la concentrazione aumenti ulteriormente. La proposta avanzata insieme alla Cisl è quella di favorire la canalizzazione del risparmio verso l’economia reale, anche attraverso un fondo nazionale con garanzie pubbliche e una regia affidata a Cdp.
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