Gli italiani lavorano di più ma faticano a recuperare potere d’acquisto e rivedono le proprie abitudini di consumo. Il Rapporto Coop 2026 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani descrive un Paese con una domanda ancora debole, dove la riduzione della spesa convive sempre più con la scelta di eliminare il superfluo e limitare gli sprechi.
A pesare è un quadro economico ancora fragile. L’Ufficio studi Coop stima per l’Italia una crescita del Pil che nel 2026 non supererà lo 0,8%, per poi attestarsi allo 0,9% nel 2027. «Il 2026 ci consegna un Paese ripiegato su se stesso, fermo da vent’anni, incapace di crescere», osserva Albino Russo, direttore generale di Ancc Coop, indicando tra i punti deboli produttività, demografia, dimensione delle imprese e istruzione.
Come cambia la spesa degli italiani
Il cambiamento è evidente soprattutto fuori casa: il 62% degli italiani dichiara di avere ridotto questi consumi e il 66% indica nelle difficoltà economiche la ragione delle rinunce. Il 38% considera ormai il cibo pronto del supermercato una valida alternativa al ristorante. Parallelamente, il 65% attribuisce valore al consumare meno e al contrasto degli sprechi, mentre oltre un quarto riduce gli acquisti per scelta personale.
Il cibo consumato in casa mostra invece una maggiore tenuta. Dal 2019 le vendite alimentari a volume sono aumentate del 5,6% e il 21% delle famiglie prevede di incrementare la spesa alimentare nei prossimi mesi. La ricerca della convenienza resta però centrale: tra il 2019 e il 2025 i prezzi alimentari sono saliti del 29,7%, spingendo verso promozioni, discount e marca del distributore, che ha raggiunto una quota del 32% a valore. Nel 2026, intanto, il supermercato torna a crescere più del discount.
Anche il contenuto del carrello si modifica. Guadagnano terreno i prodotti associati a un’alimentazione salutistica: kefir +51,2%, semi +26,3% e ingredienti vegan +15,3%. Crescono anche le uova da allevamento a terra e la Cola Zero, mentre perdono terreno prodotti tradizionali come pasta, pomodoro e vino. Per la grande distribuzione il rischio è che una nuova pressione inflazionistica indebolisca ulteriormente la domanda. «Una possibile, ma non auspicabile, ripresa dell’inflazione, magari alimentata dalla pressione dell’energia, potrebbe innescare una spirale al ribasso negli acquisti sia quantitativa sia qualitativa», avverte Domenico Brisigotti, presidente di Coop Italia.
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