La crescita del reddito reale pro capite rallenta nell’area Ocse, ma l’Italia si distingue con una performance superiore alla media. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel primo trimestre del 2026 il reddito reale pro capite dell’area è aumentato dello 0,2%, in netto rallentamento rispetto al +0,6% registrato nell’ultimo trimestre del 2025.
Tra i Paesi del G7 emergono tuttavia andamenti differenti. L’Italia registra una crescita del +0,8%, recuperando completamente il calo dello 0,9% osservato nell’ultimo trimestre del 2025. Si tratta di uno dei risultati migliori tra le principali economie avanzate e di un dato superiore sia alla media Ocse sia a quella del G7.
I fattori determinanti
Secondo l’Ocse, la crescita del reddito è stata trainata principalmente dall’aumento delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti. L’incremento dei salari ha compensato la riduzione delle prestazioni sociali, legata al miglioramento del mercato del lavoro. Nello stesso periodo, infatti, il tasso di disoccupazione è sceso dal 5,7% al 5,4%, contribuendo a rafforzare il reddito disponibile delle famiglie.
Parallelamente, il Pil reale pro capite italiano è rimasto stabile al +0,3%, confermando una crescita moderata ma costante dell’attività economica. Nell’intera area Ocse, invece, il Prodotto interno lordo reale pro capite ha registrato un incremento dello 0,3%, in lieve accelerazione rispetto allo 0,2% del trimestre precedente. Questo evidenzia come la dinamica del reddito delle famiglie non sempre proceda di pari passo con quella dell’economia complessiva.
Il rallentamento registrato nell’area Ocse riflette un contesto internazionale ancora caratterizzato da incertezze economiche, inflazione persistente in alcuni Paesi e tensioni geopolitiche che continuano a influenzare consumi e investimenti. In questo scenario, la capacità dell’Italia di riportare in crescita il reddito reale rappresenta un segnale incoraggiante, anche se resta da verificare la solidità di questa tendenza nei prossimi trimestri.
Per consolidare il recupero sarà determinante sostenere l’occupazione, favorire l’aumento della produttività e preservare il potere d’acquisto delle famiglie. L’evoluzione dei salari, dell’inflazione e delle politiche economiche sarà infatti decisiva per trasformare il miglioramento registrato a inizio 2026 in una crescita più duratura e diffusa dell’economia italiana.
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