Private equity, la spinta che fa crescere le medie imprese italiane

Dopo l’ingresso dei fondi, le medie imprese manifatturiere del nostro Paese crescono più in fretta e assumono di più: lo studio Mediobanca-Liuc-Aifi

Private equity, la spinta che fa crescere le medie imprese italiane© Shutterstock

Il private equity si conferma un alleato strategico per le medie imprese manifatturiere italiane. Lo dimostra un’analisi congiunta di Mediobanca, Liuc Business School e Aifi, che ha indagato vent’anni di operazioni su 319 aziende tra il 2001 e il 2021, rivelando l’impatto trasformativo dei fondi sul tessuto industriale nazionale.

Più ricavi e occupazione in soli due anni

Secondo lo studio, le imprese che aprono il capitale a un fondo di private equity registrano nei due anni successivi un incremento medio del 25% nel fatturato cumulato, un ritmo quasi triplo rispetto al +9,2% delle aziende simili ma non coinvolte in operazioni di investimento.

L’effetto espansivo non si limita ai conti economici: anche l’occupazione cresce significativamente, segnando un +17,6% contro l’esiguo +1,3% osservato nel campione di controllo.

L’azione dei fondi si riflette anche sulla struttura patrimoniale: l’attivo delle imprese investite si espande in media del +81,9% nel biennio post-investimento, contro il +13,8% delle imprese non target. Questo dato testimonia l’attuazione di una strategia di crescita ambiziosa, ma non sconsiderata.

Lo dimostra anche l’utilizzo prudente della leva finanziaria: sebbene la posizione finanziaria netta (Pfn) aumenti del +63%, il rapporto Pfn/Ebitda si mantiene su un valore medio di 2,4 volte, ben al di sotto della soglia di attenzione posta a 3. In altre parole, l’espansione non compromette l’equilibrio finanziario.

Le imprese “nascoste” che trainano l’economia italiana

Il profilo delle aziende target

I fondi non investono a caso. Le imprese coinvolte sono selezionate in base a tre criteri: elevata marginalità, contenuto indebitamento e forte propensione all’export. Prima dell’ingresso, queste imprese presentano un Ebitda margin del 12,7%, una Pfn/Ebitda inferiore a 1,5 e un’incidenza dell’export pari al 48,5% del fatturato, valori tutti superiori a quelli delle imprese escluse dagli investimenti.

Secondo Gabriele Barbaresco, direttore dell’Area Studi di Mediobanca, i fondi “hanno saputo intercettare l’esigenza di salto dimensionale e manageriale del nostro family business, offrendo leve efficaci ma calibrate sulle singole storie imprenditoriali”.

Sempre più fondi stranieri

Negli ultimi anni, anche gli investitori esteri si sono mostrati sempre più interessati alle medie imprese manifatturiere italiane, in particolare nei settori Food & Beverage e tra le aziende di maggiore dimensione. Tra il 2019 e il 2021, quasi la metà delle operazioni (46%) ha coinvolto soggetti stranieri, contro il 25% del 2018.

La dinamica conferma quanto sottolineato da Anna Gervasoni, direttrice Generale di Aifi: “Il mondo imprenditoriale ha compreso l’importanza di avere un fondo al proprio fianco nei momenti di cambio di passo”.

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