L’88% delle Pmi italiane prevede un aumento del fatturato, mentre l’80% considera l’internazionalizzazione una leva prioritaria per crescere. Tra le aziende già attive oltreconfine, però, solo il 23% dispone di una strategia solida e strutturata, mentre il 54% ritiene di dover migliorare la pianificazione. I dati arrivano dal report Competere nel mondo: il ruolo dell’internazionalizzazione per la crescita delle Pmi italiane dell’Osservatorio Deloitte Private, realizzato attraverso un’indagine su circa 200 leader di piccole e medie imprese italiane.
La fiducia convive con una diffusa preoccupazione per lo scenario economico, espressa dal 76% del campione. Intanto, il 53% delle imprese già presenti all’estero ha in programma di espandersi ulteriormente, con l’Europa come area di maggiore interesse.
Pmi all’estero, il punto debole è la pianificazione
Quasi quattro aziende internazionalizzate su cinque hanno una pianificazione specifica per l’espansione estera. Il limite riguarda soprattutto la definizione degli obiettivi e dei mercati prioritari, insieme ai processi e alle risorse da impiegare: sono gli aspetti sui quali il 54% delle imprese ritiene necessari miglioramenti.
La scelta delle destinazioni assume particolare rilievo in un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche. «Pur nell’incertezza generata dai conflitti e dalle tensioni geopolitiche, l’internazionalizzazione è ancora una leva di competitività, ma richiede pianificazione e capacità di adattarsi a un contesto in continua evoluzione, tra cambiamenti normativi, innovazione dei modelli di business e nuovi canali distributivi», osserva Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader.
Per le aziende che non hanno ancora intrapreso un percorso internazionale, le difficoltà cominciano dalla scarsa conoscenza dei mercati e delle normative locali. A frenare l’ingresso contribuiscono anche l’insufficienza delle risorse finanziarie e la complessità della gestione logistica. Il ricorso a competenze esterne è già diffuso tra chi opera oltreconfine: il 56% delle Pmi attive sui mercati internazionali ha collaborato con soggetti specializzati a supporto del proprio percorso.
Quanto vale l’estero nei bilanci delle Pmi
Per oltre il 20% delle Pmi già attive sui mercati internazionali, più della metà dei ricavi arriva dall’estero. Una su quattro vi realizza tra il 30% e il 50% del fatturato, mentre per il 53% la quota non supera il 30%. L’Unione europea rimane il mercato principale, seguita da Stati Uniti, Medio Oriente e Cina, ed è anche l’area di maggiore interesse per chi programma un’ulteriore espansione.
Per l’83% delle imprese, digitale e intelligenza artificiale sono strategici per competere sui mercati internazionali. Tra le aziende che già fanno export digitale, due terzi investono principalmente nello sviluppo di siti e-commerce proprietari, oltre la metà utilizza marketplace internazionali e un terzo ricorre ai social media come canale di vendita.
I benefici indicati comprendono l’aumento delle vendite e della visibilità aziendale, insieme all’accesso a nuovi mercati e clienti. Anche per chi vende online, però, i principali ostacoli restano la complessità della logistica internazionale e la gestione delle normative doganali e fiscali, diverse da Paese a Paese.
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