Pirelli tiene la rotta in un contesto complicato per l’auto, tra tensioni geopolitiche, volatilità delle valute e rincari legati alle materie prime. Il Gruppo ha chiuso il primo semestre con un utile netto di 299 milioni di euro, in crescita del 13,3% rispetto allo stesso periodo del 2025 e sopra il consensus, che indicava 291 milioni.
I ricavi si sono attestati a 3,494 miliardi di euro, sostanzialmente stabili su base annua. Al netto dell’effetto cambi, dell’iperinflazione e della variazione di perimetro legata alla vendita di Dackia, la crescita organica è stata pari al 2,5%. Il margine Ebit adjusted si è confermato al 16%, livello indicato come tra i migliori del settore.
“In uno scenario incerto Pirelli ha confermato la sua capacità di creare valore”, ha sottolineato Marco Tronchetti Provera, presidente esecutivo del Gruppo. Il risultato, ha spiegato, è stato ottenuto grazie “alla forza del brand, a un portafoglio prodotti distintivo e all’innovazione”.
L’azienda continua a spostare il baricentro sui prodotti a maggiore redditività. Il segmento High Value ha sovraperformato il mercato, mentre prosegue la riduzione dell’esposizione allo Standard, cioè prodotti e canali meno profittevoli. È una scelta che aiuta a difendere i margini anche quando i volumi e il settore auto restano sotto pressione.
Sul fronte dell’innovazione, l’amministratore delegato Andrea Casaluci ha indicato il cyber tyre come una delle tecnologie su cui il Gruppo punta per crescere. “Tenendo in considerazione l’alto interesse in Europa, Cina e Usa, ci aspettiamo di finalizzare degli accordi nel segmento Premium, e abbiamo fiducia che ci saranno novità già nell’ultimo trimestre”, ha detto.
Per il 2026 Pirelli conferma i target: ricavi tra 6,75 e 6,95 miliardi di euro, Ebit adjusted intorno al 16% e generazione di cassa pari a circa il 15%. Le stime incorporano anche l’impatto della crisi in Medio Oriente, indicato in 20 milioni sull’Ebit adjusted, che il Gruppo punta a contenere con azioni di mitigazione e con una progressiva normalizzazione dei prezzi delle commodity nel terzo trimestre.
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