Si è aperto un nuovo capitolo nel braccio di ferro tra i principali azionisti di Pirelli, dopo la decisione di Camfin di non rinnovare il patto parasociale con Sinochem, in scadenza il prossimo 18 maggio. La holding che fa capo a Marco Tronchetti Provera ha motivato la rottura con l’impossibilità di trovare «soluzioni per adeguare la governance di Pirelli in tempo utile alle esigenze normative americane».
Alla base della frattura ci sono i timori che la presenza cinese nell’azionariato ostacoli l’accesso al mercato statunitense, bloccando in particolare la commercializzazione dei Cyber Tyre.
La proposta di Cnrc
In questo scenario, Sinochem – primo socio di Pirelli con il 34,1% tramite la controllata Cnrc – ha proposto lo scorporo delle attività legate agli pneumatici intelligenti in una nuova società, nella quale non sarebbe prevista alcuna presenza cinese. L’obiettivo dichiarato è quello di aggirare le restrizioni imposte dalla nuova normativa statunitense sui veicoli connessi, in vigore da marzo, che vieta l’uso di tecnologie fornite da aziende con soci cinesi rilevanti.
Cnrc ha presentato quella che definisce una proposta «strutturata e sostenuta da solide motivazioni», ispirata alle migliori prassi internazionali. Il piano ricalcherebbe il modello già sperimentato da TikTok negli Stati Uniti, prevedendo la gestione autonoma e segregata delle attività sensibili per il mercato Usa. Su Pirelli, invece, si manterrebbe l’attuale assetto di governance.
La posizione di Camfin
Ma Camfin, che possiede il 25,3% del capitale, ha respinto l’offerta al mittente, definendola pregiudizievole per il modello di business di Pirelli e per lo sviluppo tecnologico dell’azienda. Secondo la holding italiana, la proposta non garantirebbe il rispetto della normativa americana, dal momento che Pirelli non offre servizi localizzati, ma vende prodotti globali destinati a circolare ovunque, indipendentemente da chi li gestisce.
Anche Camfin ha presentato una propria proposta, finalizzata a una riduzione della presenza cinese nel capitale sotto la soglia critica del 10%. Una via che avrebbe permesso di allinearsi con certezza alla normativa Usa, ma che finora Sinochem ha escluso, anche per ragioni legate al prezzo di mercato delle azioni.
Entrambe le parti dichiarano apertura al dialogo, ma il confronto è bloccato. Nel frattempo, Camfin potrà presentare una propria lista di candidati all’assemblea degli azionisti convocata per il 25 giugno, e – salvo nuovi interventi – potrebbe ottenere la maggioranza dei voti e nominare 12 consiglieri su 15.
Sul dossier torna ora anche il governo italiano. La rottura del patto parasociale è stata notificata ai sensi della normativa sul Golden Power, e l’esecutivo ha tra i 60 e i 90 giorni per pronunciarsi. Secondo indiscrezioni, una decisione potrebbe arrivare prima del 17 marzo, data in cui la normativa americana entrerà pienamente in vigore.
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