L’economia italiana continua a crescere, ma a un ritmo moderato. Nel secondo trimestre del 2026 il Pil è aumentato dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025: l’Istat ha così confermato le stime preliminari diffuse alla fine di luglio, offrendo un quadro di sostanziale tenuta dell’economia nazionale in un contesto internazionale ancora caratterizzato da numerose incertezze.
Con la revisione dei dati, resta confermata anche la cosiddetta crescita acquisita per il 2026, pari allo 0,8% al netto degli effetti di calendario. Si tratta del livello di crescita che l’economia italiana registrerebbe sull’intero anno qualora l’attività economica restasse invariata nei trimestri successivi rispetto ai livelli raggiunti tra aprile e giugno.
Consumi e investimenti sostengono il Pil
Guardando alle componenti della domanda, il secondo trimestre ha evidenziato segnali positivi soprattutto sul fronte interno. I consumi finali nazionali sono cresciuti dello 0,3%, mentre anche gli investimenti fissi lordi hanno registrato un incremento dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Stando ai dati Istat, nel complesso, la domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil. La spesa delle famiglie e delle istituzioni sociali private ha apportato 0,2 punti, mentre gli investimenti hanno contribuito per 0,1 punti. Positivo anche il contributo della variazione delle scorte, pari a 0,2 punti percentuali.
Il quadro risulta invece meno favorevole sul fronte del commercio internazionale. Le importazioni sono aumentate dell’1,7% e le esportazioni dello 0,8%, ma il contributo complessivo della domanda estera netta alla crescita del Pil è stato negativo per 0,3 punti percentuali.
Servizi in crescita, industria ancora in difficoltà
Dal lato dell’offerta emerge una fotografia a più velocità. Il settore dei servizi ha registrato una crescita dello 0,4%, compensando le difficoltà degli altri comparti. L’agricoltura ha segnato una flessione dello 0,2%, mentre il valore aggiunto dell’industria è diminuito dello 0,5%. Il dato conferma quindi una delle principali caratteristiche dell’attuale fase economica italiana: la crescita è sostenuta soprattutto dai servizi e dalla domanda interna, mentre il settore manifatturiero continua a mostrare segnali di debolezza.
Il confronto con il primo trimestre evidenzia inoltre un lieve rallentamento della crescita congiunturale: nei primi tre mesi del 2026 il Pil era aumentato dello 0,3%, mentre nel secondo trimestre l’espansione si è attestata allo 0,2%. Su base annua, però, la crescita è passata dallo 0,8% del primo trimestre all’1% del periodo aprile-giugno.
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